sabato 6 febbraio 2010

Habeas corpus

No free man shall be taken, imprisoned ... or in any way destroyed, except by the lawful judgement of his Equals, and by the Law of the Land.
Magna Charta Libertatum, 1215

The Habeas Corpus secures every man here, alien or citizen, against everything which is not law, whatever shape it may assume.
Thomas Jefferson, 1798


Il diritto di habeas corpus è tra tutti da sempre il mio preferito.

E' antico come le enclosures, cioè a dire l'atto con il quale i baroni del re, lassù in Inghilterra, passato l'anno 1200 d.C. presero a recintare i pascoli che fino ad allora erano stati liberi e ne rivendicarono la proprietà.
Dovevano essere un bel po' inariati, i baroni, perchè nel 1215 costrinsero il re, John the Lackland, che altri non era che il nostro Giovanni Senza Terra, quello di Robin Hood, a emanare - con tutta probabilità senza minimamente averne idea - il documento fondamentale e più civile del diritto moderno, la Magna Charta.
Dentro la Magna Charta sta la prima definizione espressa - e perfetta - dell'habeas corpus.

Sia portato davanti a un giudice colui che si vuole condannare.
E' il principio di legalità, che irrompe nella storia, e che storia - e la cambia per sempre.

E' lo scudo che protegge contro qualsiasi cosa che non sia legge - dirà Thomas Jefferson quasi sei secoli dopo in un altro strano paese, che sancisce con la sua Dichiarazione di Indipendenza, 4 luglio 1776, anche il diritto alla felicità.

When in the Course of human events it becomes necessary for one people to dissolve the political bands which have connected them with another and to assume among the powers of the earth, the separate and equal station to which the Laws of Nature and of Nature's God entitle them, a decent respect to the opinions of mankind requires that they should declare the causes which impel them to the separation.

We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty and the pursuit of Happiness.

martedì 2 febbraio 2010

Nemici

Ualix

a Valeria

La Ualix ha aperto un blog.
Ciò mi riempie di gioia, perchè forse un po' in questo la capra c'entra, e perchè la Ualix di cose da dire ne ha, eccome.
Anche se il blog è embrionale per ora, e lei non è proprio sicura di saperle, tutte le cose che sa.

Tipo che per esempio la Ualix è in grado di tirarvi fuori in uno zic il meglio da un cestone di golfini in un outlet, o quello caduto dietro un comò nell'ultimo negozio vintage: mentre voi vi guardate intorno costernati, lei avrà in mano un piccolo gioiello in cachemire, di un'esatta tonalità trendy che non si trova, e che per di più a voi ammazzerebbe l'incarnato mentre a lei sta d'incanto.

Lo stesso vale per ebay, da cui estrae con maestria meraviglie, mentre voi vi esaurite a guardare paccottiglia per tre ore: in realtà, anche se vedeste le stesse cose, non sapreste riconoscerle, perchè il fatto è che la Ualix ha l'xfactor del fashion, mentre voi, inesorabilmente, no.
Così non vi resta che sottrarle gli acquisti, come faccio io (perchè la Ualix ha anche il cuore più d'oro del mondo), o sperare che vi inviti a fare shopping con lei (ma se non siete sue amichette lo escludo, non è mica un tipino che esce con chiunque, tzé), o lurkare la sua vetrina su ebay.

Che poi, la Ualix è filosofa.
Capace che con aria da niente ti fa una lezione di vita e di economia in una frase. Ai tempi in cui dividevamo una stanzetta dalle parti di Corso Vercelli, un bel giorno se ne uscì con la seguente: "Perchè qui le persone si dividono in billable, e non-billable". Intendendo che guadagnano tanto, nelle aziende, solo quelli che hanno ruoli per i quali i clienti pagano, e il cui lavoro le aziende medesime di fatto rifatturano ai clienti stessi.

Son sintesi geniali, lo capite da soli, sulle quali una riflette per bene, decide che vuole essere billable anche lei, e poi ci costruisce una carriera.

La Ualix ha collezioni di pensieri, di cartamodelli di Dior, di bottoni vintage, di mercatini da visitare, di stoffe e abiti da tagliare e cucire.

E un'anima rock inside.

lunedì 1 febbraio 2010

La casa dei doganieri

Mi è tornata in mente questa, che è stata a lungo una delle mie poesie preferite, in quegli anni un cui ero tormentata e semplice e giovane da far paura.
Non avevo allora alcuna idea né di rialzi a strapiombo né di libecci né di frangenti che ripullulano, ma non vi sfugga che mi era già assai chiaro il non sapere chi va e chi resta.
La lascio qui, dovessi mai aver voglia di scrivere le mie memorie (non prendetevi spavento, sento che il momento non è vicino).

Ah, vi lascio anche il quadro.


Tu non ricordi la casa dei doganieri
sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
desolata t'attende dalla sera
in cui v'entrò lo sciame dei tuoi pensieri
e vi sostò irrequieto.

Libeccio sferza da anni le vecchie mura
e il suono del tuo riso non è più lieto:
la bussola va impazzita all'avventura
e il calcolo dei dadi più non torna.

Tu non ricordi; altro tempo frastorna
la tua memoria; un filo s'addipana.

Ne tengo ancora un capo; ma s'allontana
la casa e in cima al tetto la banderuola
affumicata gira senza pietà.
Ne tengo un capo; ma tu resti sola
né qui respiri nell'oscurità.
Oh l'orizzonte in fuga, dove s'accende
rara la luce della petroliera!
Il varco è qui? (Ripullula il frangente
ancora sulla balza che scoscende...)
Tu non ricordi la casa di questa
mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.
Credits
La casa dei doganieri di Eugenio Montale fu pubblicata per la prima volta da Vallecchi a Firenze nel 1932, nella raccolta "La casa dei doganieri e altri versi", e definitivamente da Einaudi a Torino nel 1939 nella raccolta "Le occasioni".

Maison du douanier à Varengeville è un olio su tela 61x81.9cm dipinto da Claude Monet nel 1882, donato da Julia B. Engel (santa donna, chiunque ella sia) nel 1984 al Met, NYC.

giovedì 28 gennaio 2010

Be stupid (heaven is a playground)

Qualche volta - ma è ormai raro - i pubblicitari ce la fanno.











Ce l'hanno fatta quelli di Anomaly, agenzia creativa con sedi a NYC e Londra. Che siano supercool lo si traduce dagli indirizzi, Broadway in Manhattan e Southwark, angoli di pianeta riservati a creativi di rango.

Glie l'hanno fatta fare, invece, quelli della Diesel di Renzo Rosso, con questa campagna che è bella, divertente, smart e stupida per davvero.
E' talmente semplice e stupida che è pure educativa, poichè il payoff intende spingere le persone a prendersi dei rischi e ad abbandonare un treno di vita di figaggine un po' finta in cui tutti siamo un po' avvoltolati.

Like balloons, we are filled with hopes and dreams. But. Over time a single sentence creeps into our lives. Don’t be stupid. It’s the crusher of possibility. It’s the worlds greatest deflator. The world is full of smart people. Doing all kind of smart things… Thats smart.

Well, we’re with stupid. Stupid is the relentless pursuit of a regret free life. Smart may have the brains…
but stupid has the balls. The smart might recognize things for how they are. The stupid see things for how they could be. Smart critiques. Stupid creates. The fact is if we didnt have stupid thoughts wed have no interesting thoughts at all. Smart may have the plans… but stupid has the stories.

Smart may have the authority but stupid has one hell of a hangover. Its not smart to take risks… Its stupid.
To be stupid is to be brave. The stupid isnt afraid to fail. The stupid know there are worse things than failure… like not even trying.

Smart had one good idea, and that idea was stupid. You can’t outsmart stupid. So don’t even try. Remember only stupid can be truly brilliant.

So, BE STUPID


A recruit.diesel.com stanno cercando cose stupide, mentre se vi sentite molto londinesi o newyorkesi e supercool, potete provare a talents@anomaly.com.
Conservatevi sempre folli, affamati, e stupidi, amici della capra.

mercoledì 20 gennaio 2010

Il fuoco dentro le parole

Mi sono steso su mille lenzuola
Cercando il fuoco dentro una parola
E le mie mani hanno applaudito il mondo
Perchè il mondo è il posto dove ho visto te.
Dove ho visto te, Lorenzo Jovanotti Safari 2008


E' iniziato l'anno.

Il momento migliore di San Silvestro sono stati i vicoli di Genova, e le luci della città, e il mare e la Lanterna e il silenzio nella notte da una finestra in collina.



Le parole dell'amato Crotalo la vigilia di Natale sono state un balsamo, per ciò che è stato e per qualsiasi cosa verrà.

E poi di nuovo di corsa, aerei e hotel e gli eventi e le gare e i brainstorming e i report e la capa Ginevra e Caparezza -business as usual.

Roma - e finalmente i Bacon e il fuoco dei Caravaggio alla Galleria Borghese tutti per me, e la sera romana tiepida di via Veneto.

Rumiz - non fate quell'aria innocente, ve lo domandavate anche voi - se ne è andato a passar le feste in uno dei suoi soliti posticini ameni, a Erto.
Proprio lì, il paese sotto la diga del Vajont che fu spazzato via dal crollo della medesima il 9 ottobre 1963, ha incontrato Mauro Corona in una specie di antro in cui vive e lavora.

Di nuovo c'è che Facebook e Twitter non sono più moderni, e che Second Life è morto.

Di vecchio c'è che ieri sera Vespa parlava di maghi e oroscopi, e Bersani a Ballarò parlava delle primarie del PD - che è circa lo stesso. Bondi ha dimostrato una rara capacità di prendere per puro sfinimento i propri interlocutori, il suo argomentare fa lo stesso effetto delle poesie che Vanity Fair si ostina impietosamente a pubblicare: e questo naturalmente spiega come mai Silvio lo abbia scelto come portavoce.

Di nuovo, e di vecchio, c'è un piccolo libro che vi lascio come una croce, quale viatico per questo anno iniziato, che è La strada di Cormac Mc Carthy.
Abbiatene paura, perchè avrà il potere di irritarvi, e di svegliarvi la notte, e di farvi sentire come morti viventi, e infine di cambiarvi per sempre.

giovedì 7 gennaio 2010

Se ci fosse luce

Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo.

Credits
La lettera cui appartiene questo brevissimo estratto, priva di firma, ma certamente scritta da Aldo Moro nella prigione di Via Gradoli durante il sequestro, venne recapitata alla moglie Eleonora il 5 maggio 1978.
Aldo Moro fu ucciso dalle Brigate Rosse quattro giorni dopo, il 9 maggio.
La Renault 5 rossa con a bordo il cadavere che fu parcheggiata di prima mattina in via Caetani appartiene alla storia - e alla pietà - di tutti noi.