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domenica 28 aprile 2013

Perfect days

A woman's heart must be so
hidden in God that
a man has to seek Him
to find her.

Poi.
Ci sono storie che non si raccontano, amici della capra. No, nemmeno qui.

Ma voi fidatevi: ci sono giorni perfetti.

mercoledì 9 gennaio 2013

Le ragioni del cuore

Stanotte ho sognato C.
Aveva i suoi ricci e il suo sguardo, solo con delle piccole rughe in più intorno agli occhi, e sorrideva proprio da C.

Ero partita facendo le cose a modo mio, lasciandomi alle spalle una relazione. Con determinazione feroce e silente, ero partita, senza darmi la pena di avvisare.
Avevo, semplicemente, preso una decisione, e un aereo. Punto.

Ora, se vi siete mai trovati su un vecchio legno maldiviano nell'oceano Indiano, sapete cosa intendo. (Se no, davvero dovreste proprio.)
 
Sembrava impensabile vestirsi, o mettersi le scarpe. C'erano questi tramonti indiani eterni e struggenti, ore e ore di snorkeling tra i pesci e i coralli, e la pesca notturna, e stellate pazzesche.

Io non parlavo quasi mai. Leggevo, nuotavo, guardavo il tramonto per ore. L'inverno appena passato aveva morso, e non c'era niente, proprio niente che volessi dire o raccontare.

Avevo lo sguardo di C. intorno. Saturava l'aria calda, andava oltre e tornava.
Opponevo ostinati silenzi alle sue parole, evitavo la vicinanza, occhi e sorrisi, le sue mani, tutto, e senza appello. Un solo istante era bastato per sapere insieme che ero perduta e che non s'aveva da fare.
 
Tentava cose: tipo portarmi cose da mangiare o il suo rum da bere, farmi vedere le sue collanine, i suoi alluci, o insegnarmi lo snorkeling.
Lasciai che mi aggiustasse la maschera, che mi insegnasse a respirare.
Nuotavo via, lontana da lui.

Mi raccontava che stava per partire per l'Africa, che non aveva motivi abbastanza buoni per restare. Dopo averlo detto, aspettava in silenzio.
Prendeva gli acquazzoni tropicali sul ponte della barca, sedendosi accanto a me finché non eravamo entrambi zuppi di pioggia.
Distoglievo per la centesima volta lo sguardo, tacevo e lo allontanavo con la mente.

Naturalmente, C. dormiva sul ponte. Io nella mia cabina, dove mi sembrava di respirare.
Mi bruciava dentro, e avevo paura che si vedesse.
 
Ci lasciammo a Male con gli occhi incatenati, sulla banchina del porto, e dopo stetti male per tutto il volo. Quella violenza di lasciarlo senza una parola, stracciando in aeroporto il numero di telefono che mi aveva messo in mano in fretta, mi stordiva.
Mi ripetevo come un mantra la frase di Marco Aurelio: accogliere con grazia, lasciare con facilità.
 
E poi: l'amore a prima vista non esiste, e non è successo niente, e non era proprio possibile. Anche, per dire, il genere non-sto-cercando-guai, e forse mi ero pure immaginata tutto.

C. rientrò in Italia una settimana dopo di me. Il giorno successivo mi scrisse una mail.

 
Credit
Meraviglioso amore mio, Arisa, 2012

sabato 5 gennaio 2013

Silver linings



E' stato un anno difficile e strano, quello che viene ve lo dico tra dodici mesi com'era, al momento ho sospeso le previsioni.

La capra è silente, il blog langue pertanto non aspettatevi granché, per un po'.

Devo ringraziare un sacco di gente: una certa quantità di persone che passa il tempo a curare altre persone in un posto che somiglia molto ad un aeroporto, e mio fratello che più fratello di così non si poteva proprio, e quelli che hanno aspettato fuori, che mi hanno tenuto la mano, che mi hanno fatta ridere, e persino uno così pazzo da propormi un nuovo, bellissimo lavoro nel bel mezzo di questo gran casino.

C'è un proverbio inglese che recita: every cloud has a silver lining. Un bordo d'argento.
Io non lo so. Forse.

Quanto a me, anch'io sono qui per l'amore. Sono seduta, aspetto.
Buon anno, amici della capra.

Credit
Questa è la versione live di Sono qui per l'amore di Ligabue, ripresa dal concerto all'Arena di Verona, 2008. Il brano fa parte del lavoro Nome e cognome, 2005. L'integrale del concerto è pubblicata in Sette notti in arena, 2009.

domenica 28 ottobre 2012

Dove si sta, davvero

Gli esami non finiscono mai.

Respira. Trattieni il respiro.
Girati. Ora da questa parte. Di qui.
Aspetta, ora l'ago. Siediti.
Stenditi. Ora ti metto i sensori.

Non fa male, no.
Ferma. Sei bravissima.
Ora ti farà male.

C'è un esatto preciso istante in cui capisci che l'unica cosa possibile è non essere lì.

Quindi hai qualche frazione di secondo mentre il corpo si strappa per correre in un altrove che sia il miglior posto in cui sei stato da che hai memoria.

E' così che, di recente, io sto spesso davanti a una culla dall'altra parte di un vetro, verso le sette di un mattino di marzo, e in una piazza di Milano in un pomeriggio di gennaio, durante una sommossa.

venerdì 6 luglio 2012

Alba magica

Si alza sempre lenta come un tempo l'alba magica in collina.

C'è questo scienziato che si chiama Higgs.
48 anni fa ha ipotizzato, più o meno, che la massa di tutte le cose è determinata dal fatto che le particelle nuotano in una specie di melassa con la quale fanno attrito, e che appunto conferisce loro massa. Questa melassa è fatta di una particella piccolissima che si chiama bosone di Higgs.
Poi, per tutto questo tempo, ha aspettato che la sua ipotesi venisse confermata. In tutti questi anni, si sarà ben chiesto se sarebbe successo in tempo.
Ha dichiarato anche che ha avuto diversi anni in cui non aveva idea di cosa fare, e che dopo aver provato a dedicarsi alla matematica si era reso conto di essere già troppo vecchio per imparare tutte quelle cose che non sapeva.
Adesso ha 86 anni e ieri, in un'aula del CERN di Ginevra, gli scienziati che passano il loro tempo nel cuore della montagna a far scontrare particelle hanno detto che il bosone di Higgs esiste davvero, e che l'hanno trovato.
Di fronte alla standing ovation in quell'aula, il professor Higgs ha tirato fuori il fazzoletto, e ha pianto un po'.
Vi posto questi trentasei secondi di video, perchè valgono una vita, e un Nobel.

In tema di sogni, non fate di testa vostra, datemi retta e portatevi in vacanza Pesca al salmone nello Yemen di Paul Torday, Elliot, e Eureka Street di Robert McLiam Wilson, Fazi.
In tema di vecchietti indomiti, sono veramente imperdibili quelli di Marco Malvaldi (e no, non studiano fisica, prevalentemente giocano a briscola).

martedì 6 dicembre 2011

Liste

Che ve lo dico a fare, è quasi Natale.
Le cose che io amo da sempre, e quindi il Natale si traduce in una interminabile stagione di liste.
La ghirlanda alla porta, le palle nuove per l'albero di Natale, l'IKEA e i libri e i maglioni di cachemire nella carta rossa e oro, le luci e i canali di un posto su al Nord.
I party di Natale, il sorriso di Chicco che è buono quanto il cibo che cucina, il Cosmopolitan.
Che siate a Milano, a New York, a Londra o appunto ad Amsterdam - se non vi piace il Cosmopolitan, o non è abbastanza inverno oppure non siete abbastanza ragazze.
Liste di regali - provate a trovare la cosa giusta per l'amatissimo e très cool UCP, o a convincere vostro fratello che per una zia come si deve comprare a Mati tutta la letterina a Babbo Natale è sacrosanto, non potendo di sicuro deludere il bambino onde evitare che - privato per esempio del Lintendo richiesto - abbia un trauma infantile.
Poi ci sono le amiche e la cognata fashion, le ragazze piccole, e naturalmente la mamma. E tutti gli altri.
E non ho niente da mettermi alla festa anni '70.
E il menu della vigilia, la lista degli ingredienti, l'ordine del cappone al macellaio gioielliere o le capesante al pescivendolo, gioielliere pure lui.
E la playing list, che comprende Michael Bublé - la cui esistenza sembra giustificarsi unicamente in questo periodo - e come farvi mancare Olivia Olson che canta All I want for Christmas.

L'UCP ed io siamo stati dove è sepolto mio padre, perchè io possa tenere insieme le molte cose accadute e quelle che verranno.

Ci si becca dopo il weekend lungo, e fatevi le liste, da bravi.

Credits
Chicco Cerea, tre stelle Michelin da Vittorio a Brusaporto, cucina con la sua brigata da noi, ogni anno durante il party di Natale, e noi li amiamo per questo.
Mati è stato convinto da suo padre che il Lintendo "è da 9 anni", e che pertanto Babbo Natale glie lo porterà più avanti. Vendico il piccino inconsapevole comprandogli la WII Resort.
Il Cosmopolitan si fa con la vodka, il triple sec, il cordial lime e il cranberry juice.
La ricetta del cappone la trovate qui, delle capesante vi faccio sapere.
Olivia Olson ha cantato All I want for Christmas in un film cult natalizio, Love Actually. Doveste immaginare di trascorrere un paio di giorni beati sul divano durante il weekend lungo, aggiungeteci Serendipity e The holiday in streaming, e non ve ne pentirete.
Sulla tomba di mio padre ci sono magnifici, perfetti geometrici crisantemi cremisi, ovviamente scelti da mia madre.

Infine - lo strepitoso concerto di Natale tenuto da Sting nel 2009 nella cattedrale di Durham lo trovate nel cd If on a winter's night..., 8.99 € da amazon.
A Durham, come si può vedere benissimo qui sotto, la capra suonava il violino alla grande.

giovedì 24 marzo 2011

Undici


Questa l'avete sentita ovunque ultimamente, e la capra non si sottrae: 10 cose per le quali vale la pena vivere, in ordine sparso. La capra che suona il violino, nel caso siate distratti e non ve ne foste accorti, le contiene tutte.

1) partire per un viaggio lungo in aereo
2) guardare i gabbiani che si inseguono tra i minareti da una terrazza di Sultanhamet la sera d'estate, lo scialle leggero dei viaggi e una tazza di the
3) la nomination ad un premio internazionale importante per il lavoro
4) avere un appuntamento amoroso fisso con la Starry night di van Gogh, e ogni volta lo stesso tuffo al cuore
5) guidare piano in autostrada in una notte tersa, ascoltando Mina
6) la neve quando è tantissima, tanta da costringerti a cambiare programmi
7) avere nel cuore e nella testa l'esempio civile di Giovanni Falcone
8) tenere addosso Mati appena nato, profumato e tiepido come una stufetta
9) la voce di Fabrizio De Andre' che canta la canzone dell'amore perduto
10) non arrendersi proprio quando vorresti arrenderti

11) ...questa me la tengo per me, e a voi amici della capra la racconto sì, ma non adesso.


Credit Grazie per le adorabili foto alle BusyB's.

domenica 11 maggio 2008

Chagall, il chèvre e i trucchi di radianza


Lo so, dovrei partire da Chagall.
La cultura chassidica, la reverie e quant'altro.
Quanto si divertivano nello shtetl di Vitebsk prima che cominciassero a sterminare gli ebrei un'altra volta.

Ma invece mi viene in mente il chèvre, nel senso del fromage. Col miele.

Il che praticamente è lo stesso della capra che suona il violino, è tutto quanto serve per sentire la felicità che frulla - qualcosa che non c'entra, che in principio non doveva essere lì.

Se ne potrebbe fare un elenco, delle cose che non c'entrano fra loro e generano piccoli miracoli per tutti i giorni.
Trucchi di radianza, li chiamava Sylvia Plath che un giorno, ovviamente prima di infilare la testa nel forno con successo, scriveva:

Miracles occur.
If you care to call those spasmodic
Tricks of radiance
Miracles.
The wait's begun again,

The long wait for the angel,

For that rare, random descent.

Ecco, anche la lunga attesa dell'angelo non è male. E' sorprendente che a parlarci dei trucchi sia stata la Plath, così come che sia stata Virginia Woolf, un po' prima di buttarsi a fiume - con successo, inutile dirlo - a lasciarci un'altra piccola grazia con violino, l'idea rivoluzionaria e felice di una stanza tutta per sè.

Linko le foto perchè così le guardate in faccia, queste due creature.
Ho messo due foto di loro da giovani e belle.
Di Virginia si diceva che, come spesso per le donne molto intelligenti, poteva essere molto bella o molto brutta, secondo i giorni. Qui in alto, secondo me, è bellissima e moderna.