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martedì 12 novembre 2013

Imperdonabile

 We met for a reason, either you're a blessing or a lesson.

Sulle perdonanze, in questi giorni, ne ho da vendere. Perdonare, perdonarsi, non perdonare affatto, fare una perdonanza generale, essere perdonati. Amnistia, eucaristia, indulto, remissione dei peccati, scomunica.
Google, per chi si sente fortunato, suggerisce Perdono di Tiziano Ferro.

(Vi perdono, ma inginocchiatevi, disse la vedova Rosaria Schifani nella cattedrale di Palermo, durante il funerale di Giovanni Falcone, di sua moglie, della scorta. Il cardinale Pappalardo, dal pulpito, disse dum Romae consulitur Sagunthum expugnatur, e infatti).

Imperdonabile, da un certo punto di vista, è stato abbandonare la capra al silenzio per mesi, ma come si sa: il cuore ha ragioni che la ragione non conosce, come scriveva Pascal.
Non vi cito Pascal in francese solo per non esagerare, ma ne sarei tentata assai.

La città è piccola, e piena di vecchi, e quei vecchi siamo noi.

Oggi è stato un giorno di benedizioni e lezioni, di quelli che chiamano a raccolta tutti quelli che conosci e che conoscevi come solo un funerale sa fare. Tutti, ma proprio tutti lì, a perdonarsi di esserci, di non esserci stati, o di non esserci stati abbastanza, e anche del fatto che non ci saremo, fino alla prossima volta.
C. dice che si aspettava di meglio dalla vita, di una fila di gente che si sgrana via e basta, e come biasimarla.


Ne esco imperdonabilmente viva, con porte chiuse alle spalle, lezioni imparate, benedizioni in corso.

venerdì 21 ottobre 2011

Nel nome del padre

“La vita dell’uomo non si chiude nella figura del cerchio: in lui principio e fine non si toccano. L’uomo è un cerchio mancato, incompiuto, un arco: l’arco della vita, appunto. Questo ci dice la lingua ancor prima dell’esperienza, la parola ancor prima dell’idea: infatti per una meravigliosa e tremenda ambiguità linguistica la parola greca bios accentata sulla prima vocale (bìos) significa “vita”, sulla seconda vocale (biòs) significa “arco” (v. Eraclito, fr. 48 Diels-Kranz).
Sono le belle parole con cui Ivano Dionigi conclude il suo scritto Cotidie Morimur, nel libro collettivo Morte, fine passaggio (BUR 2007).
 (...) nella vita umana inizio e fine non si toccano, ma se essa è un arco, sono unite dalla corda, che le mette in tensione tra loro, unendole con qualcosa che certo non è la vita stessa. Che cosa sia questa corda è materia su cui riflettere. Ma anche e soprattutto vale la pena di chiedersi, dato che con questa corda si scaglia la freccia, cosa sia la freccia. E dove vogliamo scagliarla.

Se ne è andato nell'ora più fonda della notte, ma noi abbiamo lasciato con lui il disegno di Mati con il sole e il coccodrillo.

Credits

giovedì 6 ottobre 2011

The rest of the day


Noi l'avevamo detto: Steve Jobs, perfavore non morire.
Invece a fine agosto ci avevano fatto sapere che era meglio se ce ne facevamo una ragione, che ce la dovevamo cavare da soli con Tim Cook, e da allora in un certo senso era sceso un silenzio di attesa.
Crediamo che da ultimo Steve Jobs avesse capito anche le features della morte, e speriamo che abbia saputo e potuto rendere anche quella un posto smart in cui andare una mattina di ottobre.
Era l'uomo che sussurrava al futuro, l'amico straordinario e il genio visionario e creativo che piange oggi Apple, The magician, come titola domani l'Economist.
Ha disegnato il mondo, rendendolo possibile oltre l'immaginazione di chiunque altro, e il fatto è che avremmo voluto vedere il resto.
Ha detto: "L'unico problema di Microsoft è che non hanno gusto", e anche "Penso solo che Bill Gates e la Microsoft pensino un po' in piccolo".
E poi, a Stanford, in un discorso che è più di un testamento per una generazione altrimenti perduta:  "Siete già nudi. Non c'è ragione per non seguire il vostro cuore".


Noi della capra abbiamo scelto questa foto, la più tenera e rara tra tutte, e prendiamo molto sul serio l'impegno a restare, sempre, affamati e folli.

sabato 30 luglio 2011

The final frame

Oh, what a mess we made, and now the final frame
Love is a losing game.

La scorsa settimana abbiamo perso Lucien Freud e Amy Winehouse, che ci mancheranno per la loro  visione della vita piuttosto rock.


Lucien Freud aveva 88 anni, era nipote di Sigmund Freud, era nato in Germania e poi esule in Inghilterra, aveva più donne e più figli di quanti potesse ricordare. Era stato ovviamente amico di Francis Bacon.

Due suoi ritratti cult sono dedicati l'uno alla regina Elisabetta, l'altro a Kate Moss nuda e incinta (2002).


Dipingeva la più importante pittura figurativa del nostro tempo nel suo studio di Holland Park, Londra.

Amy Winehouse era una ragazza che aveva 27 anni e aveva cambiato la musica pop. Dopo un'ultima solitaria spesa di vodka e droghe miste, è morta nella sua casa di Camden Place, Londra.
A noi della capra piace pensarla così.


E sapere che lei cantava così.


Credits

Lucien Freud, Selfportrait - olio su tela del 1985, misura 56x51 centimetri circa, e appartiene a qualcuno, da qualche parte.

Il ritratto di Kate Moss dipinto da Freud nel 2002 è stato battuto da Christie's nel 2005 per 4 milioni di sterline. Il compratore, intervenuto all'asta telefonicamente, è tuttora sconosciuto.

La fotografia di Amy Winehouse appartiene a una serie di scatti realizzati per la campagna Fred Perry dell'autunno 2010/2011. 
Recita il comunicato stampa: "The iconic singer collaborated with the British brand Fred Perry, designing a seventeen piece women wear line for the Fall/Winter collection 2010-2011 available in stores since October, including twinsets, skinny pencil skirts, Capri pants, mini dresses and polo shirts. Considering the sketches she made, Amy Winehouse successfully evidences a bright and eclectic talent." 

Infine - la canzone Love is a losing game fa parte del lavoro Back to black, pubblicato nel 2006 da Island Records, che ha venduto oltre 10 milioni di copie nel mondo. 

La fine di luglio coglie veramente di sorpresa: prima che ci si possa porre rimedio, Rumiz sta partendo per un ameno viaggio dei suoi tra città morte e ferrovie abbandonate, e noi della capra abbiamo una casa che ci aspetta, da qualche parte, là fuori.

martedì 3 agosto 2010

Da morire

Spero vi sia chiaro, amici della capra, che moriremo tutti democristiani.

Per liberarci di Silvio, per non poter più vedere (né sentire) il PD, perchè lo stato in cui versiamo è tale che Fini e Casini (Rutelli no, quel che è troppo è troppo) ci fanno tenerezza, simpatia, ci riportano ai governi balneari cari alla nostra adolescenza, fanno - come dire? - un po' gioventù ribelle, beau geste, Capannina anni '60, quando tutto sembrava possibile e la voce era quella di Mina, e anche un po' Hammamet.
Non perderemo, dopotutto, quella simpatica abitudine di turarci il naso, cara a Indro Montanelli.

In meno di una settimana ci hanno lasciato due signore che amavamo, Suso Cecchi D'Amico e Elvira Sellerio, e ce le portiamo entrambe nella lista dei morti della capra, ché erano sagge, e l'hanno fatto davvero, di esserci come soggetti di cultura e pensiero, molto prima che noi tutte piccole donne del 2010 crescessimo piene di ambizioni e prosopopea di fare carriera.

Infine/1. Credo che dobbiate venire a conoscenza dell'esistenza di Gemmadelsud, la nuova regina di youtube. Non ho cuore di linkarla, ma cercate il suo "provino per la Mediaset" sul tubo e non ve ne pentirete.

Infine/2. Dite quello che volete, ma questa ragazza ha qualcosa davvero. Elisabetta Canalis, fotografata da Ellen von Hunverth per Vanity Fair, abito Dior Haute Couture dipinto a mano.



Infine/3. Che ve lo dico a fare. Puntuale come le tasse (lo so, il paragone è malscelto), Rumiz è partito per il solito viaggetto ameno. Cito testualmente da Repubblica di domenica 1° Agosto:
"Comincia oggi il viaggio di Paolo Rumiz nell'Italia garibaldina". Eh? Massì: "Per vedere come reagisce al simbolo l'Italia di oggi, in ogni tappa indosserà la camicia rossa che fu di Domenico Cariolato, classe 1835, luogotenente di Garibaldi."

Non dite niente, fate i bravi: adesso, solo adesso, è davvero estate.

mercoledì 17 marzo 2010

The lovely bones

Due angeli per l'elenco dei morti della capra.

Angels/1 Alexander McQueen, stilista.

Era un genio, si è impiccato in casa, a Londra, verso la metà di febbraio.

Noi della capra preferiamo ricordarlo così, quando ancora credeva valesse la pena di difendere qualcosa o qualcuno.

E così, quando ancora pensava che valesse la pena disegnare i sogni.



Angels/2 Elisa Claps, ragazza.

Elisa Claps scomparve la mattina del 12 settembre 1993, e da allora è rimasta nell'ultimo luogo dove era stata vista.
Per tutti quegli anni il corpo di Elisa è stato murato nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità, nel centro di una città di provincia.
Nessuno l'ha trovata.
Crediamo che si sia sentita sola, che non vista sotto gli occhi di tutti non abbia mai smesso di chiamarci, che la sua famiglia non si sia stancata di parlarle.

Crediamo ancora che ciò che è giusto talvolta ancora possa accadere.

Credits
Alexander McQueen aveva 40 anni. Nato a Londra il 17 marzo 1969, aveva lavorato da Gieves&Hawkes in Savile Row, dai costumisti teatrali Angels&Bermans, a Milano da Romeo Gigli, da Givenchy dove aveva preso il posto di John Galliano. Aveva studiato alla St Martin's School of Arts. Dal 2001 faceva parte del Gucci Group.

The lovely bones di Alice Sebold è edito in italiano da e/o con il titolo Amabili resti.

giovedì 7 gennaio 2010

Se ci fosse luce

Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo.

Credits
La lettera cui appartiene questo brevissimo estratto, priva di firma, ma certamente scritta da Aldo Moro nella prigione di Via Gradoli durante il sequestro, venne recapitata alla moglie Eleonora il 5 maggio 1978.
Aldo Moro fu ucciso dalle Brigate Rosse quattro giorni dopo, il 9 maggio.
La Renault 5 rossa con a bordo il cadavere che fu parcheggiata di prima mattina in via Caetani appartiene alla storia - e alla pietà - di tutti noi.

domenica 29 novembre 2009

Cuori attratti da stelle

This is life's sorrow:
That one can be happy where two are;
And our hearts are drawn to stars
Which want us not.
Spoon River, Herbert Marshall

E' da un pezzo che abbiamo lasciato da parte la conta dei defunti.
E' ora di riprendere l'elenco e di portarci dietro qualcuno che non era né uno scrittore né un poeta né un pittore famoso.
La capra si porta dentro questo inverno che arriva le sue tettone rifatte, e la pietà per una vita vissuta in un piccolo angolo di inferno che si era fatto molto, molto caldo, e infatti è morta carbonizzata in un seminterrato dalle parti della Flaminia Nuova.
Si chiamava Brenda.

martedì 20 gennaio 2009

Wyeth


E' morto Andrew Wyeth.
No, stavolta niente elenco dei suicidi: aveva 91 anni, ed è morto nel suo letto.
Io lo adoro, ma pensavo fosse morto circa dai tempi della corsa all'oro in Klondike, beata ignoranza.
E' anzi assai probabile che mi sia stupita di non trovarlo nella sezione dell'Ottocento americano al Met, insieme a chessò Mary Cassatt, a Whistler o a Sargent.
Questa qui sopra, con l'aria che sostiene netta il velo di tenda, sembra proprio la finestra di Amherst, Mass.
Invece no, era contemporaneo di Georgia o'Keeffe e di Diego Rivera, di Frida Kahlo e di Hopper, solo che loro sono morti tutti da trent'anni almeno, per non dire cinquanta.

Ha scritto Henry James, newyorkese che di americans ci capiva:
if I were to live (e non fate finta di non notare l'eleganza ottocentesca della costruzione ipotetica inglese, ndr) my life over again, I would be an American. I would steep myself in America, I would know no other land.
Oggi è il giorno di Obama, in amore con il suo Paese.
Ah, l'America.

domenica 11 maggio 2008

Chagall, il chèvre e i trucchi di radianza


Lo so, dovrei partire da Chagall.
La cultura chassidica, la reverie e quant'altro.
Quanto si divertivano nello shtetl di Vitebsk prima che cominciassero a sterminare gli ebrei un'altra volta.

Ma invece mi viene in mente il chèvre, nel senso del fromage. Col miele.

Il che praticamente è lo stesso della capra che suona il violino, è tutto quanto serve per sentire la felicità che frulla - qualcosa che non c'entra, che in principio non doveva essere lì.

Se ne potrebbe fare un elenco, delle cose che non c'entrano fra loro e generano piccoli miracoli per tutti i giorni.
Trucchi di radianza, li chiamava Sylvia Plath che un giorno, ovviamente prima di infilare la testa nel forno con successo, scriveva:

Miracles occur.
If you care to call those spasmodic
Tricks of radiance
Miracles.
The wait's begun again,

The long wait for the angel,

For that rare, random descent.

Ecco, anche la lunga attesa dell'angelo non è male. E' sorprendente che a parlarci dei trucchi sia stata la Plath, così come che sia stata Virginia Woolf, un po' prima di buttarsi a fiume - con successo, inutile dirlo - a lasciarci un'altra piccola grazia con violino, l'idea rivoluzionaria e felice di una stanza tutta per sè.

Linko le foto perchè così le guardate in faccia, queste due creature.
Ho messo due foto di loro da giovani e belle.
Di Virginia si diceva che, come spesso per le donne molto intelligenti, poteva essere molto bella o molto brutta, secondo i giorni. Qui in alto, secondo me, è bellissima e moderna.