La prima volta che ho visto Lisbona stavo per fare una grandissima cazzata. Della cazzata medesima faceva parte anche l'esserci, a Lisbona, e molto di quello che ne seguì quell'anno.
Somigliava molto al bere un qualche tipo di amaro calice: sapevo che ne avrei visto il fondo abbastanza velocemente, se fossi stata fortunata, ed ero piuttosto decisa - come quasi sempre, nel bene e nel male - ad accelerare le cose.
Era maggio, e a maggio a Lisbona fiorisce la jacaranda. Nuvole viola molto, molto belle.
L'albergo si affacciava dal castello sui tetti della città e sul mare, e in altre circostanze sarebbe stato un rifugio romantico, l'Alfama lì sotto sfoggiava la sera le sue luttuose cantanti di fado.
Ci sono posti che sono casa da subito, che scendi dall'aereo e i passi ti vanno in automatico.
Dopo un minuto o due hai un posto nel quale ti senti a casa, un baretto preferito per farci colazione leggendo il giornale - non mi ricorderò mai come si chiamasse, ma c'è stata una vita nella quale la mattina leggevo Repubblica, guardavo la Madeleine al sole lì di fronte oltre i vetri e sorseggiavo molto lentamente un café au lait.
Da grande, io sono a casa a Londra. E a New York. Che ve lo dico a fare, lì mi vengono subito delle abitudini.
A Londra per esempio abito di preferenza in Belgravia, e lì ho il mio pub. A New York non mi sognerei mai di abitare fuori Downtown - meglio se nel Lower East Side, e verso le 7 di sera il mio preferito per il Gimlet è decisamente il Café Orlin di St Marks Place.
This is not my place. A Lisbona ci sono tornata solo perchè l'UCP amato non c'era mai stato.
Sole così limpido che qui non ce l'abbiamo, e vento di mare.
"Somiglia a Genova" ha detto lui, che sa fare le sintesi.
"Anche a Trieste", mi ci sono attaccata io - "quel genere un po' finis terrae".
Lì di base guardano un sacco il panorama, verso il mare e cioè verso un intero oceano: infatti hanno un sacco di miradouros. Il miradouro è un belvedere, i più belli sono piastrellati di antichi azulejos e hanno un bar dove ordini vinho verde o sangria e stai lì a guardare, alla fin fine, il nulla. Molto portoghese, molto saudade.
Valgono il viaggio: un appartamento meraviglioso nella Baixa, una cena in Alfama (ma senza fado), la collezione Gulbenkian, i pasteis de nata, e vabbé, pure lo shopping al Chiado.
Valgono (sempre) il viaggio: volare, tornare.
Credits
Solo perchè dubito di recarmi tanto presto in Portogallo, vi squaderno qui gli indirizzi del cuore.
Datemi retta, affittate un appartamento da urlo da BaixaHouse, e affidatevi alle cure di Sonia e Tania, e delle gentili signore che vi faranno trovare il frigorifero pieno di cose buone per la colazione del giorno dopo e il pane fresco in un sacchetto di lino bianco appeso fuori dalla vostra porta la mattina. Sarete vicini a tutto.
Andate a piedi a cena da Pateo13 in Alfama, sotto il cielo di Lisbona, per queso e sardinhas asadas con vinho verde, tutto magnifico.
Per un brunch sotto casa, La Boulangerie sarà perfetta. La domenica si pranza (con la sangria) in uno dei ristorantini di Belem.
Comprate tonno e sardine in scatola da Conservieira de Lisboa: è praticamente sotto casa e il vostro pacchetto avvolto amorevolmente con la carta marroncina e lo spago vi darà una soddifazione che non vi dico.
Da Manuel Tavares in Praça da Figueroa (al Rossio, ma sempre a 3 minuti da casa) comprate il chorizo e il Porto, e lì di fianco c'è la Confeitaria Nacional che sforna pasteis de nata superbi, imperdibili.
Più buoni li fa solo Pasteis de Belem, ma lì ci dovete andare con l'autobus (ma fate di meglio, affittate uno scooter): e già che ci siete, a Belem, non perdetevi il chiostro manuelino del Monasterio dos Jeronimos, e state (molto) attenti ai borseggiatori.
Fate il vostro bravo giro sul tram 28 che attraversa tutta la città vecchia: la fermata, che ve lo dico a fare, è fuori dal portone di casa.
Infine: andate a vedere la collezione Gulbenkian, e ne rimarrete incantati.
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martedì 24 luglio 2012
Lisbona
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martedì 10 aprile 2012
Da dove si viene
Anche se l'ultimo post prima di questo si intitolava Blacking out, non è che la capra ha scioperato da allora ad adesso.
O meglio: dite quello che vi pare, ma qui siamo ancora affranti per la perdita di Megavideo, e arcistufi di non vivere in un posto dove - civilmente, pacatamente - si possa pagare un onesto chessò 9 e 99 euri al mese per comprare da un Netflix un abbonamento flat che consenta in una sola volta, e con un sol colpo di Amex, di pagare i diritti a chi li ha, e di vedere sei puntate di fila di Fringe se, per esempio, la giornata è stata complicata.
Ma tant'è.
La capra ha viaggiato: in tutto questo tempo in cui non ha scritto nemmeno un misero rigo per i suoi piccoli lettori, è stata in giro per il Nordeuropa, a Londra, a Roma, a Firenze, e ha pure santificato la Pasqua in val d'Orcia.
L'amato UCP sostiene che non gli dispiacerebbe qualche giorno a Parigi, dove anche io manco dai tempi del Francese e di un certo meeting tenutosi lì e sul quale non mi attarderei ora in pubblici ricordi.
Sostiene altresì l'UCP amatissimo che non gli dispiacerebbe dormire in Place des Vosges.
Come si sa, è una creatura di gusti semplici e, se esprime certe preferenze, è solo ed unicamente perchè odia la folla.
Il Paese è in sofferenza.
Libero (forse) da Silvio B., al momento silente, da qualche parte. Libero da certi pezzi di quel mondo lì, che anche se ormai sono vent'anni ancora ci stringe il cuore, ma non basta per dire il dolore del furto, della sottrazione, del malaffare, dell'inesistente rettitudine.
Tra pochi giorni saranno vent'anni anche che ci mancano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, il che più o meno coincide con il dilagare di quanto sopra.
Noi della capra ci siamo passati in mezzo con la nostra micro-vita cercando di non dimenticare mai da dove veniamo, e che veniamo da lì.
Credits
A Londra dormite in Belgravia, e non perdetevi la Saatchi Gallery, il Victoria and Albert Museum che è uno scrigno di tesori senza fine, e i sandali di Emma Hope in Sloane Square.
A Parigi, dovendo dormire in Place des Vosges, aggiungerei come asset la vicinanza estrema delle piccole boutiques e dei localini del Marais.
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giovedì 22 dicembre 2011
Un miglio
...tre party di Natale dopo.
Nelle ultime deliranti settimane quattro voli, due alberi addobbati, due tombole, due distribuzioni di regali. Una gara di ballo. I costumi anni 70 e i baffi finti, e cento parrucche viola. Un fondale, tre mockup, un costume da gatto nero, uno da Babbo Natale, due da renne, e i Joe di Brutto. Gli alchechengi e le scorzette candite al cioccolato, e il torrone viola.
Una coda da Gucci, una da Vuitton, una (lunga) da Tiffany.
Milano addobbata, il traffico impazzito, e cosa mi metto.
Domani mattina c'è il Xmas Mile: centocinque scapestrati che corrono lungo il Naviglio nella nebbia di A.
150 tramezzini, 200 bottiglie d'acqua, l'ambulanza che non si sa mai.
Poi: dichiarerò senza remore di non avere idea di dove sia geograficamente collocata A., e comunque di non conoscere nessuno lì da quelle parti.
Ho ordinato il cappone dal macellaio gioielliere che mi ha guardata con quei suoi occhi sexy già alle nove del mattino, promettendo che ha già capito esattamente cosa voglio, e che ci pensa lui.
Quindi, avrò molto da fare.
Trovare e addobbare il nostro, di albero, con l'amato UCP, e cucinare insieme al medesimo.
Fare la pasta brisée a mano, sgusciare le vongole, mettere in forno il salmone, fare l'insalata di patate con l'aneto e la crème fraiche.
Leggere libri gialli, o d'amore.
Andare al mare.
Incartare pacchetti meravigliosi per il bambino Mati.
Fare le impronte delle renne sotto l'albero di Natale a casa della nonna.
Altre faccende personali, che davvero nemmeno a Natale sono affari vostri, amici fedeli della capra.
E' stato un anno di gioie e dolori grandi, che ancora stanno facendosi spazio nel mio cuore e nella mia testa. Buon Natale a tutti, miei cari.
Credits
Che ve lo dico a fare: non sapevo cosa mettermi.
Sottoveste dorata, Sisley vintage; pantaloni a zampa di velluto di seta cremisi, Pinko vintage; sandali in suede con profili dorati Idée de Pointe; piccolo collo di volpe, collezione personale vintage
Smokey: matita nera Bad Gal di Benefit; mascara black Shocking, YSL; top coat mascara, Kiko
Rouge Chanel in Lune Rousse
martedì 6 dicembre 2011
Liste
Che ve lo dico a fare, è quasi Natale.
Le cose che io amo da sempre, e quindi il Natale si traduce in una interminabile stagione di liste.
La ghirlanda alla porta, le palle nuove per l'albero di Natale, l'IKEA e i libri e i maglioni di cachemire nella carta rossa e oro, le luci e i canali di un posto su al Nord.
I party di Natale, il sorriso di Chicco che è buono quanto il cibo che cucina, il Cosmopolitan.
Che siate a Milano, a New York, a Londra o appunto ad Amsterdam - se non vi piace il Cosmopolitan, o non è abbastanza inverno oppure non siete abbastanza ragazze.
Liste di regali - provate a trovare la cosa giusta per l'amatissimo e très cool UCP, o a convincere vostro fratello che per una zia come si deve comprare a Mati tutta la letterina a Babbo Natale è sacrosanto, non potendo di sicuro deludere il bambino onde evitare che - privato per esempio del Lintendo richiesto - abbia un trauma infantile.
Poi ci sono le amiche e la cognata fashion, le ragazze piccole, e naturalmente la mamma. E tutti gli altri.
E non ho niente da mettermi alla festa anni '70.
E il menu della vigilia, la lista degli ingredienti, l'ordine del cappone al macellaio gioielliere o le capesante al pescivendolo, gioielliere pure lui.
E la playing list, che comprende Michael Bublé - la cui esistenza sembra giustificarsi unicamente in questo periodo - e come farvi mancare Olivia Olson che canta All I want for Christmas.
L'UCP ed io siamo stati dove è sepolto mio padre, perchè io possa tenere insieme le molte cose accadute e quelle che verranno.
Ci si becca dopo il weekend lungo, e fatevi le liste, da bravi.
Credits
Chicco Cerea, tre stelle Michelin da Vittorio a Brusaporto, cucina con la sua brigata da noi, ogni anno durante il party di Natale, e noi li amiamo per questo.
Mati è stato convinto da suo padre che il Lintendo "è da 9 anni", e che pertanto Babbo Natale glie lo porterà più avanti. Vendico il piccino inconsapevole comprandogli la WII Resort.
Il Cosmopolitan si fa con la vodka, il triple sec, il cordial lime e il cranberry juice.
La ricetta del cappone la trovate qui, delle capesante vi faccio sapere.
Olivia Olson ha cantato All I want for Christmas in un film cult natalizio, Love Actually. Doveste immaginare di trascorrere un paio di giorni beati sul divano durante il weekend lungo, aggiungeteci Serendipity e The holiday in streaming, e non ve ne pentirete.
Sulla tomba di mio padre ci sono magnifici, perfetti geometrici crisantemi cremisi, ovviamente scelti da mia madre.
Infine - lo strepitoso concerto di Natale tenuto da Sting nel 2009 nella cattedrale di Durham lo trovate nel cd If on a winter's night..., 8.99 € da amazon.
A Durham, come si può vedere benissimo qui sotto, la capra suonava il violino alla grande.
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giovedì 13 ottobre 2011
To me, (still) perfect
Ovunque proteggi la grazia del mio cuore, adesso e per quando tornerà l'incanto.
Stancami, e parlami, abbracciami, e poi racconta, e spiegami, tutto questo tempo nuovo che arriva con te.
sabato 1 ottobre 2011
Un tempo bellissimo
sabato 20 agosto 2011
Meltemi
Che ve lo dico a fare, quest'isola è perfetta.
Brulla, brullissima. Un sasso cicladico sbattuto giù nell’Egeo, una chora quasi-roccaforte con tre incantevoli piazzette alberate che si susseguono protette dal vento.
Piccole chiese ortodosse candide gettate ovunque sulle pietraie e tra gli sterpi, e il monastero che domina su tutto.
Un porto dove si va a vedere un bellissimo nulla, che non ci sono quasi barche attraccate, e qualche giorno quando il meltemi soffia forte nemmeno i traghetti partono o arrivano. Se non partono, si resta.
Anche le reti stanno tra i venti, vanno e vengono come forsennate, fornendo irraggiungibilità insperata.
E anche la casa è tra i venti, in alto sulla montagna.
Si vede tutto. La chora in basso, il monastero di fronte, il mare e le isole intorno. L'alba dal letto, il tramonto dalla terrazza.
Il mio letto è una nave, ma sul serio: certe notti il meltemi solleva tutto, casa e terrazzo e sedie e tavoli e letto, e la capra se ne va bellamente in giro per l’aria che sembra l'apprendista stregone.
Quanto al resto, ovvero le cose che pensano, e quelle strane e anche magiche che accadono con questo vento, non son davvero cose che riguardino voi ragazzi.
Credits
Se volete affittare una casa da queste parti, scrivete a Flavio e non ve ne pentirete.
Se volete vedere la crisi greca ad Atene, dormite al Fresh, che ha una piscina fantastica sul tetto con vista Acropoli, o all'Ochre&Brown, delizioso e in posizione strategica anche per lo shopping.Già che guardate la crisi greca e fate shopping a Ermou, non perdetevi le due sedi del Benaki, e ne rimarrete incantati.
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martedì 17 agosto 2010
Magnifique
"C'est magnifique, hein?".
Le francesi viaggiano en famille; le italiane rigorosamente col fidanzato. Abbigliate a qualunque ora come fossero a mezzanotte in Viale Ceccarini, e il tacco dodici e la cavigliera e il trucco e la mini.
D'ordinanza, sempre vagamente incazzate: partono in coppia, che da noi fa ancora status, ma poi non si divertono.
Ho sentito uno che diceva mogio: eh, ma sei sempre arrabbiata con me.
Accomodati tesoro, ce n'é dei plotoni.
Le inglesine sono con le amiche, e loro sì che si divertono: bevono come marinai e si innamorano dei baristi greci.
Le greche, invece, sono bionde tinte.
E sì, è magnifico.
Sembra la Capri della Grecia, ha commentato l'UCP con una sua certa qual aria di scandalo.
E' convinto di essere un uomo di gusti semplici e rudi, del genere basta uno scoglio; poi passa a elencare con elegante distacco che nella casa dell'estate ci dev'essere l'aria condizionata (soffre il caldo), e la rete e lo spazio adeguato (deve scrivere, lui).
Quando vola si lamenta degli aeroporti, quando atterra dei ritardi e del caldo africano, in generale nella vita del fatto di non essere sul Falzarego o tra i pratoni dell'Armentarola.
Dopo tre giorni, scorrazza seminudo e sciamannato per l'isola sul precario scooter greco.
Il resto è mare, retsina, greek salad - e capra che balla il sirtaki di Zorba.
Questa casa da cui vi scrivo ha la grazia di uno dei panorami più belli del mondo.
All'alba e al tramonto tutta l'isola diventa rosa.
Le voci, la musica tra le case bianche giungono come sussurri solamente verso l'ora di cena.
La sera, le luci sulla scogliera si accendono come benedizioni.
Le francesi viaggiano en famille; le italiane rigorosamente col fidanzato. Abbigliate a qualunque ora come fossero a mezzanotte in Viale Ceccarini, e il tacco dodici e la cavigliera e il trucco e la mini.
D'ordinanza, sempre vagamente incazzate: partono in coppia, che da noi fa ancora status, ma poi non si divertono.
Ho sentito uno che diceva mogio: eh, ma sei sempre arrabbiata con me.
Accomodati tesoro, ce n'é dei plotoni.
Le inglesine sono con le amiche, e loro sì che si divertono: bevono come marinai e si innamorano dei baristi greci.
Le greche, invece, sono bionde tinte.
E sì, è magnifico.
Sembra la Capri della Grecia, ha commentato l'UCP con una sua certa qual aria di scandalo.
E' convinto di essere un uomo di gusti semplici e rudi, del genere basta uno scoglio; poi passa a elencare con elegante distacco che nella casa dell'estate ci dev'essere l'aria condizionata (soffre il caldo), e la rete e lo spazio adeguato (deve scrivere, lui).
Quando vola si lamenta degli aeroporti, quando atterra dei ritardi e del caldo africano, in generale nella vita del fatto di non essere sul Falzarego o tra i pratoni dell'Armentarola.
Dopo tre giorni, scorrazza seminudo e sciamannato per l'isola sul precario scooter greco.
Il resto è mare, retsina, greek salad - e capra che balla il sirtaki di Zorba.
Questa casa da cui vi scrivo ha la grazia di uno dei panorami più belli del mondo.
All'alba e al tramonto tutta l'isola diventa rosa.
Le voci, la musica tra le case bianche giungono come sussurri solamente verso l'ora di cena.
La sera, le luci sulla scogliera si accendono come benedizioni.
venerdì 16 luglio 2010
Calore
Vien da dire: Anto', fa caldo.
Vorrei scrivere, ma è tempo da manicure rosso fuoco, da weekend in Dolomiti in cerca di frescura per festeggiare l'amato UCP, è tempo di affittare una casa grande su un'isola greca.
Le orme di Bruno Schulz si incrociano coi passi di David Grossman e di Gad Lerner, l'uno sparito nel ghetto di Drohobyč nel '42, gli ultimi due alla ricerca di radici ebraiche scomparse anch'esse nei forni crematori dalle parti di Lemberg, Galizia Occidentale.
Lerner scrive della Galizia, della Palestina, di Beirut sotto le bombe nell'estate 2006.
Nell'estate del 2006 anche io me lo ricordavo, che Beirut era sotto i bombardamenti israeliani, perchè ero a Istambul, affollata di turisti provenienti dal Golfo Persico.
Qualcuno mi spiegò che da Jeddah e Riad si usa andare al mare au Liban, ma le bombe quell'anno impedivano, e le spiagge turche sembravano credo una buona alternativa.
Percorrevo sola la città, in una sottoveste sottile di percalle rosa, i capelli raccolti per il gran caldo, le ciabattine. Istambul era mia, e le appartenevo, lì e allora.
La città era calda e ariosa, e io seguivo dal terrazzo di Sultanhamet con lo sguardo i cargo che passavano senza sosta sullo stretto, i gabbiani sulle cupole la sera, il bazar dei tappeti lì accanto.
Lo scialle e il te alla menta, e un libro.
Le donne arabe completamente vestite di nero nei saloni afosi e kitch di Dolmabahce, sullo scalone di cristallo, e le loro unghie perfette laccate di rosso fuoco, i cerchi d'oro pesante ai polsi, i tacchi a stiletto a corrompere occhi di maschi e di femmine.
Non ricordo se mai, prima, avevo avuto come in quei giorni la totale, assoluta certezza che - qualunque cosa fosse accaduta al mio mondo - avrei sempre avuto me stessa, e quello stato di grazia, e quei ricordi.

Le orme di Bruno Schulz si incrociano coi passi di David Grossman e di Gad Lerner, l'uno sparito nel ghetto di Drohobyč nel '42, gli ultimi due alla ricerca di radici ebraiche scomparse anch'esse nei forni crematori dalle parti di Lemberg, Galizia Occidentale.
Lerner scrive della Galizia, della Palestina, di Beirut sotto le bombe nell'estate 2006.
Nell'estate del 2006 anche io me lo ricordavo, che Beirut era sotto i bombardamenti israeliani, perchè ero a Istambul, affollata di turisti provenienti dal Golfo Persico.
Qualcuno mi spiegò che da Jeddah e Riad si usa andare al mare au Liban, ma le bombe quell'anno impedivano, e le spiagge turche sembravano credo una buona alternativa.
Percorrevo sola la città, in una sottoveste sottile di percalle rosa, i capelli raccolti per il gran caldo, le ciabattine. Istambul era mia, e le appartenevo, lì e allora.
La città era calda e ariosa, e io seguivo dal terrazzo di Sultanhamet con lo sguardo i cargo che passavano senza sosta sullo stretto, i gabbiani sulle cupole la sera, il bazar dei tappeti lì accanto.
Lo scialle e il te alla menta, e un libro.
Lo shopping a Taksim, la cena al 360° con tutto ai piedi o da Sabahattin, la piscina del Ciragan Palace dalla quale sembra di essere immersi nel Bosforo, e i mosaici d'oro di San Salvatore in Chora.
I traghettini per l'Asia, e il pesce fritto sulla riva.Le donne arabe completamente vestite di nero nei saloni afosi e kitch di Dolmabahce, sullo scalone di cristallo, e le loro unghie perfette laccate di rosso fuoco, i cerchi d'oro pesante ai polsi, i tacchi a stiletto a corrompere occhi di maschi e di femmine.
Non ricordo se mai, prima, avevo avuto come in quei giorni la totale, assoluta certezza che - qualunque cosa fosse accaduta al mio mondo - avrei sempre avuto me stessa, e quello stato di grazia, e quei ricordi.
Ha scritto Marguerite Yourcenar: "Forse saremo sollevati da certi ricordi, che ci sosterranno come angeli".
Credits
Devo questo post a
Bruno Schulz, Le botteghe color cannella, Einaudi
Gad Lerner, Scintille. Una storia di anime vagabonde, Feltrinelli
David Grossman, Vedi alla voce: amore, Mondadori
David Grossman, Vedi alla voce: amore, Mondadori
E ancora, al 360°. (Per arrivarci dovrete trovare l'ingresso buio di un palazzo dalle parti di Taksim, salire all'ultimo piano con un'ascensore instabile, passare attraverso un metal detector palesemente in disuso da anni, fare un'altra rampa di scale. E, oh meraviglia.)
Al Sabahattin: per una cena sotto il pergolato di vite molto tempo dopo quell'estate.
Alla terrazza, che se non vi spiace tengo per me sola, e all'amata Marguerite Yourcenar.
Amerete per sempre tutti i cargo e tutti i mari se leggerete L'ultimo scalo del Tramp Steamer di Alvaro Mutis, Einaudi o Adelphi.
La Femme à l'éventail (Frau mit Facher) di Gustav Klimt, dipinta tra il 1917 e il 1918 in olio su tela, appartiene una collezione privata viennese.
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lunedì 21 giugno 2010
Biancapolda e Settepoldini
"Quella grande notte d’autunno ondulata, ampia d’ombre, dilatata dai venti, celava nelle sue nere pieghe tasche luminose, sacchetti di cianfrusaglia colorata, di articoli variopinti, cioccolatini, biscotti, generi coloniali dai mille colori. Quelle baracche e bottegucce, fatte di scatole di caramelle, vistosamente tappezzate di reclamé di cioccolata, piene di saponette, di allegra paccottiglia, sciocchezzuole dorate, stagnole, trombette, wafer e mente colorate, erano stazioni di leggerezza, sonagli di spensieratezza, disseminati negli abissi dell’immensa notte tortuosa e battuta dai venti."
Bruno Schulz, Le botteghe color cannella
Bruno Schulz, Le botteghe color cannella
(Prima o poi ve la racconto, la storia della principessa Biancapolda e del principe Settepoldini. Lui, tanto per dirvi, era uno, ma più d'uno.
Sette, per la precisione: che dormivano nei loro sette lettini e...si vabbé, quella era un'altra storia, d'accordo.
La storia, per intenderci, sta a metà tra Bruno Schulz qui sopra, l'allestimento natalizio dello Schiaccianoci di Ciaikovskij al New York City Ballet, e Tutti dicono I love you di Woody Allen, quello dove ballano tutti tipo musical. Piuttosto kitch, come si intuisce.
Giuro che ve la racconto tutta per bene. Ma non adesso. Adesso, consideratela solo per quella che è. Una promessa.)
martedì 8 giugno 2010
Il sale
Ci sono momenti, cari amici della capra, che una ragazza - e anche una ex-ragazza - vorrebbe la neve in agosto che disegna il pizzo del velo e la veste da sposa come in Tata Matilda, e un'isola greca come in Mamma mia!, e tra gli ulivi innevati Colin Firth - ma noi della capra propendiamo decisamente per l'UCP - davanti all'altare, e l'asino che si soffia il naso e un prete da film che recita benedizioni in aramaico antico.
Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato?
A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa.
(Questo è il Vangelo di Matteo, 5,13-15)
Poi ella torna a fare la pubblicità, ad occuparsi di smalti per unghie, della mostra di Hopper alla Fondazione Roma e della legge contro le intercettazioni - ma queste sono altre storie, e ve le racconto un'altra volta.
Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato?
A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa.
(Questo è il Vangelo di Matteo, 5,13-15)
Poi ella torna a fare la pubblicità, ad occuparsi di smalti per unghie, della mostra di Hopper alla Fondazione Roma e della legge contro le intercettazioni - ma queste sono altre storie, e ve le racconto un'altra volta.
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martedì 11 maggio 2010
Non la stessa, anno due
Pioggia e sole
cambiano
la faccia alle persone
Fanno il diavolo a quattro nel cuore e passano
e tornano
e non la smettono mai
Sempre e per sempre tu
ricordati
dovunque sei,
se mi cercherai
Sempre e per sempre
dalla stessa parte mi troverai
Ho visto gente andare, perdersi e tornare
e perdersi ancora
e tendere la mano a mani vuote
E con le stesse scarpe camminare
per diverse strade
o con diverse scarpe
su una strada sola
Tu non credere
se qualcuno ti dirà
che non sono più lo stesso ormai
Pioggia e sole abbaiano e mordono
ma lasciano,
lasciano il tempo che trovano
E il vero amore può
nascondersi,
confondersi
ma non può perdersi mai
Sempre e per sempre
dalla stessa parte mi troverai
La capra compie due anni.
Di corsa, piccoli lettori della capra, di corsa.
C'erano, e sono qui con me: la capa Ginevra e Caparezza e il Rude e M. e il Crotalo, e Cavoretto come Pontoise, e James Ivory sul red carpet di Roma, e la memoria di Giovanni Falcone (ancora, e non passa), e gli aeroporti e una camera con vista a Berlino, e le isole e la terrazza di Istambul, e Londra, e Spoon River e John Donne e Frosty the Snowman col cappone la mattina di Natale, e Genova, e Francis Bacon e Caravaggio e la memoria di Aldo Moro, e i diritti e le primarie e l'habeas corpus. C'erano la Ualix, e Giovanni e un giudice, e il rouge noir di Chanel e the pursuit of happiness, e una casa al mare e Elisa Claps e le poesie di Montale.
Il taxista turco, e Stoccolma, e la Gara vinta, e Eliot.
C'era la capra che (ancora, e sempre) suona il violino per me, da qualche parte nella mia testa: e c'ero io, che non sono credo più la stessa ormai, ma dalla stessa parte - quella della capra, che ve lo dico a fare, e dei piccoli miracoli che avvengono, eccome se avvengono, e dei trucchi di radianza, e della conta dei morti, e di Virginia, e di quelli che volano nel cielo di Parigi - lì io ci sono ancora. C'era Steve Jobs, che mi ha regalato il mio mantra.
C'era, e c'è, l'amato UCP. Questa canzone è per lui.
cambiano
la faccia alle persone
Fanno il diavolo a quattro nel cuore e passano
e tornano
e non la smettono mai
Sempre e per sempre tu
ricordati
dovunque sei,
se mi cercherai
Sempre e per sempre
dalla stessa parte mi troverai
Ho visto gente andare, perdersi e tornare
e perdersi ancora
e tendere la mano a mani vuote
E con le stesse scarpe camminare
per diverse strade
o con diverse scarpe
su una strada sola
Tu non credere
se qualcuno ti dirà
che non sono più lo stesso ormai
Pioggia e sole abbaiano e mordono
ma lasciano,
lasciano il tempo che trovano
E il vero amore può
nascondersi,
confondersi
ma non può perdersi mai
Sempre e per sempre
dalla stessa parte mi troverai
La capra compie due anni.
Di corsa, piccoli lettori della capra, di corsa.
C'erano, e sono qui con me: la capa Ginevra e Caparezza e il Rude e M. e il Crotalo, e Cavoretto come Pontoise, e James Ivory sul red carpet di Roma, e la memoria di Giovanni Falcone (ancora, e non passa), e gli aeroporti e una camera con vista a Berlino, e le isole e la terrazza di Istambul, e Londra, e Spoon River e John Donne e Frosty the Snowman col cappone la mattina di Natale, e Genova, e Francis Bacon e Caravaggio e la memoria di Aldo Moro, e i diritti e le primarie e l'habeas corpus. C'erano la Ualix, e Giovanni e un giudice, e il rouge noir di Chanel e the pursuit of happiness, e una casa al mare e Elisa Claps e le poesie di Montale.
Il taxista turco, e Stoccolma, e la Gara vinta, e Eliot.
C'era la capra che (ancora, e sempre) suona il violino per me, da qualche parte nella mia testa: e c'ero io, che non sono credo più la stessa ormai, ma dalla stessa parte - quella della capra, che ve lo dico a fare, e dei piccoli miracoli che avvengono, eccome se avvengono, e dei trucchi di radianza, e della conta dei morti, e di Virginia, e di quelli che volano nel cielo di Parigi - lì io ci sono ancora. C'era Steve Jobs, che mi ha regalato il mio mantra.
C'era, e c'è, l'amato UCP. Questa canzone è per lui.
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martedì 2 marzo 2010
Nel frattempo
Non vi ho ancora raccontato per bene di Berlino, che già vi scrivo dalla mia stanzetta romana, deportata un'altra volta. Il fatto è che c'è la Gara.
Ora, se le gare in generale sono tante, le Gare saran si e no due o tre, e c'è di che perderci la testa. E infatti.
Si dice "chiamare la gara", libera traduzione dell'inglese "to call a pitch", nell'accezione il cliente ha chiamato la gara. La Gara, se il Cliente ha un tesoretto che sta intorno ai 100 milioni di euro da amministrare in campagne pubblicitarie, affidando i medesimi alle cure amorevoli dell'agenzia - a quel punto a buon diritto Agenzia - che vincerà la medesima.
Quanto a noi: facciamo la gara, siamo in gara, è gara. Se del caso, maiuscola.
In genere in questi casi un ristretto manipolo di pubblicitari di varia natura e competenza (gli strategici, quelli del research, i creativi, per esempio) scompaiono di punto in bianco, e si rivedono in circolazione dopo un quindici giorni. Se vi azzardate a domandare, dove sei stato? Vi sentirete invariabilmente rispondere, eh, abbiam fatto la Gara. Ah, ecco.
Dunque appena tornata a casa, e proprio mentre finalmente meditavo di darmi al beltempo, come dice mia madre, e passare la serata sbevazzando birra con la Ualix dalle parti di via Marghera, e godendomi il meritato, sudato e diciamocelo un-sacco-trendy successo di Berlino - proprio lì sull'attimo, ha chiamato la Capa Ginevra.
La Capa Ginevra, che oramai qualsiasi casino succeda ci si guarda e ci si dice: chiamiamo la Capa, sentiamo la Capa, adesso chiamo la Capa, o anche adesso scrivo alla Capa (questo però viene considerato proprio l'extrema ratio, in situazioni di speciale e reiterata gravità).
Una specie di cura prano.
Di conseguenza, se la Capa chiama te, è matematico che ci siano casini da smazzare in giro.
Ha detto: non hai da fare vero? E prima che io finissi una risatina idiota (ma in che senso capa? io ho sempre da fare) ha proseguito: dovresti venire qui, anche solo due o tre ore, ma magari anche stasera se non hai da fare.
Sono andata lì, e prima di tutto addio Ualix.
Ci ho trovato gente che di solito sta a Roma, ah, Giggé, ma che bello vederti, e quando sei arrivato. Dieci giorni fa. Ah, ecco.
Siamo usciti di lì la mattina dopo alle 8 e mezza (Ovviamente il taxista era gioviale, bello fresco e gli andava di fare conversazione, che ve lo dico a fare.)
In questo caso, si dice abbiamo fatto notte per la Gara, il che per qualche giorno ti assicura l'ammirazione, e una certa dose di franca commiserazione, da parte di tutta l'agenzia.
La gara ha prodotto una quintalata di slides, traduzioni dall'inglese in italiano e viceversa, grafici, inceppamenti nelle stampanti ormai esauste, perdita di slides e subitaneo ritrovamento delle stesse, chiavette USB contenenti 12 versioni diverse della stessa roba, un certo consumo di biscotti ripieni e caffé, tre sacchi di spazzatura. E tre buste, recapitate al Cliente entro le quattro.
Insomma, a quel punto uno serenamente pensa: okey, io per la Gara ho dato eh. Ho fatto notte, io.
Dopotutto si sta avvicinando a grandi passi il venerdì sera, e il meritato weekend con l'amato UCP appare come un bigné bello lustro nella vetrina di una pasticceria d'alto bordo.
Pare brutto non passare a lustrarsi le penne dalla Capa prima di andare leggiadri, hai visto Capa ho fatto Berlino e anche notte, sei contenta eh.
Potrei doverti chiamare domani tesoro, ha detto. Ah, capa, che bello. Ti sento sempre volentieri, lo sai. In che senso?
La sintesi è che a Roma stanno facendo il brainstorming. Per il video.
Ora, non fate finta di non capire che durante la presentazione della Gara sarebbe carino avere un video con le nostre persone che fanno qualcosa.
Da cui il brainstorming, che se poi non ne esce niente di decente è solo perchè il tempo è poco, non si possono fare i miracoli eh.
Avete chiamato un videomaker, sai quel signore con la telecamera che gira il video quando si fa un video? ha chiesto l'avveduta Capa.
In effetti non ci avevamo pensato, hanno detto quelli del brainstorming, ma adesso lo cerchiamo.
Non è il caso che trattenga il respiro intanto, deve aver pensato la Capa.
Ha chiamato di sabato, all'una e trentacinque circa, che fa Capossela, ma di giorno: nel bel mezzo del pranzo con l'UCP.
Che ha commentato stizzosetto, dato che l'agenzia - puranco se presto Agenzia - deve fargli lo stesso effetto di una specie di parente sempre nei guai e bisognoso di badante.
Non ti ha nemmeno chiesto se disturbava, ha detto facendo un po' l'offeso.
Ed eccoci alla stanzetta romana vista autostrada.
Perchè non era solo che ci voleva il videomaker, ma anche qualcuno che dirigesse tutta la questione, quindi la Capa ha detto vorrei che ci andassi anche tu.
Il video è stato finito poco fa, con il regista e i cameramen e una specie di storyboard e gli attori che sono stati bravi.
La Gara è domani alle 12. Mi manca solo di accennarvi che alla guida dell'agenzia che corre contro di noi c'è proprio lui, l'amato Crotalo. Carramba.
Nel frattempo il Governo della Repubblica ha approvato il decreto Romani, rendendo legale il product placement e (praticamente) illegale youtube.
Nel frattempo è nato il nuovo sito di Vogue Italia, che è veramente bello.
Nel frattempo quelli del PdL si sono dimenticati di consegnare le liste elettorali per le prossime Regionali entro il termine, perchè l'incaricato, tale signor Milioni, era andato a mangiar qualcosa. E' scoppiato un casino, ma la Polverini e Silvio si dichiarano "ottimisti".
Nel frattempo a Uomini e Donne la tronista Monica ha fatto la sua scelta, e quel burino di Emiliano (il prescelto) non si è nemmeno degnato di andare in puntata a dirle di no.
Ora, se le gare in generale sono tante, le Gare saran si e no due o tre, e c'è di che perderci la testa. E infatti.
Si dice "chiamare la gara", libera traduzione dell'inglese "to call a pitch", nell'accezione il cliente ha chiamato la gara. La Gara, se il Cliente ha un tesoretto che sta intorno ai 100 milioni di euro da amministrare in campagne pubblicitarie, affidando i medesimi alle cure amorevoli dell'agenzia - a quel punto a buon diritto Agenzia - che vincerà la medesima.
Quanto a noi: facciamo la gara, siamo in gara, è gara. Se del caso, maiuscola.
In genere in questi casi un ristretto manipolo di pubblicitari di varia natura e competenza (gli strategici, quelli del research, i creativi, per esempio) scompaiono di punto in bianco, e si rivedono in circolazione dopo un quindici giorni. Se vi azzardate a domandare, dove sei stato? Vi sentirete invariabilmente rispondere, eh, abbiam fatto la Gara. Ah, ecco.
Dunque appena tornata a casa, e proprio mentre finalmente meditavo di darmi al beltempo, come dice mia madre, e passare la serata sbevazzando birra con la Ualix dalle parti di via Marghera, e godendomi il meritato, sudato e diciamocelo un-sacco-trendy successo di Berlino - proprio lì sull'attimo, ha chiamato la Capa Ginevra.
La Capa Ginevra, che oramai qualsiasi casino succeda ci si guarda e ci si dice: chiamiamo la Capa, sentiamo la Capa, adesso chiamo la Capa, o anche adesso scrivo alla Capa (questo però viene considerato proprio l'extrema ratio, in situazioni di speciale e reiterata gravità).
Una specie di cura prano.
Di conseguenza, se la Capa chiama te, è matematico che ci siano casini da smazzare in giro.
Ha detto: non hai da fare vero? E prima che io finissi una risatina idiota (ma in che senso capa? io ho sempre da fare) ha proseguito: dovresti venire qui, anche solo due o tre ore, ma magari anche stasera se non hai da fare.
Sono andata lì, e prima di tutto addio Ualix.
Ci ho trovato gente che di solito sta a Roma, ah, Giggé, ma che bello vederti, e quando sei arrivato. Dieci giorni fa. Ah, ecco.
Siamo usciti di lì la mattina dopo alle 8 e mezza (Ovviamente il taxista era gioviale, bello fresco e gli andava di fare conversazione, che ve lo dico a fare.)
In questo caso, si dice abbiamo fatto notte per la Gara, il che per qualche giorno ti assicura l'ammirazione, e una certa dose di franca commiserazione, da parte di tutta l'agenzia.
La gara ha prodotto una quintalata di slides, traduzioni dall'inglese in italiano e viceversa, grafici, inceppamenti nelle stampanti ormai esauste, perdita di slides e subitaneo ritrovamento delle stesse, chiavette USB contenenti 12 versioni diverse della stessa roba, un certo consumo di biscotti ripieni e caffé, tre sacchi di spazzatura. E tre buste, recapitate al Cliente entro le quattro.
Insomma, a quel punto uno serenamente pensa: okey, io per la Gara ho dato eh. Ho fatto notte, io.
Dopotutto si sta avvicinando a grandi passi il venerdì sera, e il meritato weekend con l'amato UCP appare come un bigné bello lustro nella vetrina di una pasticceria d'alto bordo.
Pare brutto non passare a lustrarsi le penne dalla Capa prima di andare leggiadri, hai visto Capa ho fatto Berlino e anche notte, sei contenta eh.
Potrei doverti chiamare domani tesoro, ha detto. Ah, capa, che bello. Ti sento sempre volentieri, lo sai. In che senso?
La sintesi è che a Roma stanno facendo il brainstorming. Per il video.
Ora, non fate finta di non capire che durante la presentazione della Gara sarebbe carino avere un video con le nostre persone che fanno qualcosa.
Da cui il brainstorming, che se poi non ne esce niente di decente è solo perchè il tempo è poco, non si possono fare i miracoli eh.
Avete chiamato un videomaker, sai quel signore con la telecamera che gira il video quando si fa un video? ha chiesto l'avveduta Capa.
In effetti non ci avevamo pensato, hanno detto quelli del brainstorming, ma adesso lo cerchiamo.
Non è il caso che trattenga il respiro intanto, deve aver pensato la Capa.
Ha chiamato di sabato, all'una e trentacinque circa, che fa Capossela, ma di giorno: nel bel mezzo del pranzo con l'UCP.
Che ha commentato stizzosetto, dato che l'agenzia - puranco se presto Agenzia - deve fargli lo stesso effetto di una specie di parente sempre nei guai e bisognoso di badante.
Non ti ha nemmeno chiesto se disturbava, ha detto facendo un po' l'offeso.
Ed eccoci alla stanzetta romana vista autostrada.
Perchè non era solo che ci voleva il videomaker, ma anche qualcuno che dirigesse tutta la questione, quindi la Capa ha detto vorrei che ci andassi anche tu.
Il video è stato finito poco fa, con il regista e i cameramen e una specie di storyboard e gli attori che sono stati bravi.
La Gara è domani alle 12. Mi manca solo di accennarvi che alla guida dell'agenzia che corre contro di noi c'è proprio lui, l'amato Crotalo. Carramba.
Nel frattempo il Governo della Repubblica ha approvato il decreto Romani, rendendo legale il product placement e (praticamente) illegale youtube.
Nel frattempo è nato il nuovo sito di Vogue Italia, che è veramente bello.
Nel frattempo quelli del PdL si sono dimenticati di consegnare le liste elettorali per le prossime Regionali entro il termine, perchè l'incaricato, tale signor Milioni, era andato a mangiar qualcosa. E' scoppiato un casino, ma la Polverini e Silvio si dichiarano "ottimisti".
Nel frattempo a Uomini e Donne la tronista Monica ha fatto la sua scelta, e quel burino di Emiliano (il prescelto) non si è nemmeno degnato di andare in puntata a dirle di no.
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martedì 16 febbraio 2010
Tipi taciturni
C'è di nuovo Sanremo. L'anno scorso di questi tempi stavamo liberandoci di Uolter, quest'anno è Bersani che a mio modesto parere non ne può già più né di Silvio né del PD.
A Firenze un giudice che Il Giornale definisce "non alto, coi ricci scompigliati, taciturno", del quale non c'è la faccia né su Google né su Facebook, ma nel mio cuore invece sì che c'è - a Firenze questo giudice scrive, una solita storia di ordinaria corruzione e di puttane.
Quanto a me, sto per fare di nuovo la valigia, tra poco scriverò dalla mia cameretta berlinese. Meno sei gradi Celsius da quelle parti, e mi sento che non ho niente da mettermi, quindi farò shopping in loco come ai vecchi tempi, che Berlino è pure di modissima.
Che ve lo dico a fare, mi manca tanto l'UCP.
A Firenze un giudice che Il Giornale definisce "non alto, coi ricci scompigliati, taciturno", del quale non c'è la faccia né su Google né su Facebook, ma nel mio cuore invece sì che c'è - a Firenze questo giudice scrive, una solita storia di ordinaria corruzione e di puttane.
Quanto a me, sto per fare di nuovo la valigia, tra poco scriverò dalla mia cameretta berlinese. Meno sei gradi Celsius da quelle parti, e mi sento che non ho niente da mettermi, quindi farò shopping in loco come ai vecchi tempi, che Berlino è pure di modissima.
Che ve lo dico a fare, mi manca tanto l'UCP.
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lunedì 21 dicembre 2009
To me, perfect
http://www.youtube.com/watch?v=5m2T5yfgsZ0Questo video ha una storia. E' una bellissima storia, perciò un giorno giuro ve la racconto.
Ma non ora.
Questo video è tuo. Buon Natale, UCP.
lunedì 14 dicembre 2009
Una ghirlanda

E' quasi Natale.
Non ho ancora scelto l'albero, non ho ancora fatto la lista dei regali, non ho ancora comprato i regali, non ho pensato al menu della cena della Vigilia. Non ho fatto ancora i biscotti, la ghirlanda fuori dalla porta c'è, ma è la peggiore di sempre.
Non ho comprato il vischio nè le stelle di Natale.
La lampada dell'Avvento nuova non si accende, perchè si è bruciata una luce. Le lampadine per sostituirla non sono ancora arrivate da Londra.
Ho solo lavorato, lavorato, lavorato tanto. Sono stanca. Ho solo questa ghirlanda di pensieri che non partono e non arrivano.
Non sono riuscita ancora ad andare a pranzo con le persone che amo e che vorrei vedere per scambiarci i doni. Non ho doni.
La colf ha rotto il vaso Daum - giusto qualche migliaio di euro in cocci - e poi si è licenziata per lo spavento.
Ho visto Grey's Anatomy, ma così stanca da non capire nemmeno il plot.
Domani l'ultimo viaggio di lavoro prima della fine dell'anno: un trenino che attraversa le Crete senesi in una mattina ghiacciata, una macchina con autista a notte verso Roma, un albero di Natale di cristalli, un detestabile hotel all'Eur.
La mostra di Bacon e Caravaggio alla Galleria Borghese dovrà aspettarmi ancora.
Qualcuno ha dato una papina bella forte sulla faccia di Silvio, attaccando il lavoro del suo dentista.
Mancano quattro giorni alle vacanze. Forse.
L'UCP mi ha portata all'IKEA - l'aveva promesso, che entro la fine dell'anno ecc, e lo ha fatto davvero, incluse le polpette svedesi coi mirtilli e la birra di Natale - e io ho comprato un montalatte per fare Chai latte in grazia di Dio, un copripiumino nuovo bianco a fiorellini rossi, la marmellata di lingonberry che avevo scordato a Stoccolma, carta da regalo rossa.
Ho comprato anche i lumini, e così la Vigilia avremo come sempre per tutta la notte piccoli fuochi di luce sugli scalini in attesa dell'Angelo.
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Natale
domenica 22 novembre 2009
Semplice abbondanza
Ci sono anni che fanno domande, e anni che rispondono.
Dite quello che volete, ma a me tra la fine di ottobre e l'inizio di novembre compare bella chiara e precisa la strada verso il Natale.

Sia il profumo dell'aria o delle caldarroste o dei camini per strada, sia la mia perniciosa tendenza alle carole e ai dischi di Natale, agli addobbi, a sperare che nevichi (quest'anno, per ora, non se ne parla: a Milano non fa per niente freddo, a Roma è praticamente estate), allo shopping prenatalizio a New York, Londra, Stoccolma (eh si, per la cronaca l'UCP ed io siamo di nuovo in partenza), ma anche Parigi, Roma o laqualsiasi basta che ci siano negozi e mercatini.
Sia il senso di gratitudine che mi pervade come Pollicino che segue le molliche, il weekend del Ringraziamento che incombe, o la scelta dell'albero e della ghirlanda per la porta, fatto sta: servono solamente due beni di prima necessità per il viaggio.
Tchai latte e Semplice Abbondanza.
Simple abundance di Sarah Ban Breathnach è uscito in edizione italiana da Corbaccio circa un secolo fa, nel 1995, e io ne possiedo una amatissima copia.
(Al momento non risulta su ibs, dunque deduco sia fuori collana: si trova invece in inglese, e per modica cifra. Vedi, studiare le lingue. Adesivo pubblicitario di scuola di lingue visto su un'auto davanti a me in coda: if you can read this, you have to thank on your English teacher. Io ho avuto come teacher quel gran lusso dell'amata The Lady, che ve lo dico a fare).
Per quanto ora voi miscredenti vi metterete a pensare che SA è uno di quei soliti libercoli americani un po' New Age per gonzi, così non è.
Da molti anni, e soprattutto in questo periodo, niente più di questo libro riesce a consolarmi, a darmi speranza ed energia, a farmi sentire la luce speciale dell'esistenza. Mi dà forza negli anni bui, e calore negli anni belli.

Mi fa pensare al Natale come ad una porta luminosa socchiusa verso il futuro.
Mi ha insegnato uno dei miei mantra preferiti, quello che vi ho regalato in epigrafe (considerate questo gioiellino il mio regalo di Natale di Tiffany, e non se ne parli più - ed evitate letterine pietose indirizzate a Wonnie - Polo Nord che tanto non attacca).
A dirvela proprio tutta, datemi SA, un sabato pomeriggio e una fetta di plumcake all'arancia e riesco ancora a sentirmi Jo March nella soffitta di casa, come quando da implume restavo a letto con l'influenza a leggere Piccole donne.

Quanto a Tchai Latte, l'ideale è andarselo a bere nel Lower East Side.
In alternativa, ma indubbiamente meno glamour, ordinatevi qualche bustina di Tazo Organic su Amazon, che è all'incirca la cosa più sensata una creatura possa fare con 4.65 USD.
Wish list -Mentre medito sulla letterina di Natale di quel santo-bambino-della-zia-sua (non è esattamente una lettera: c'è il titolo, tipo "letterina a Babbo Natale", e un elenco di Gormiti e Lego e robe varie, 13 cose, punto), ve lo dico: io vorrei il Fierce, e l'edizione completa della Alcott da Einaudi.
Si beve: vino novello, sidro e Laphroaig.
Soundtrack: Have yourself a merry little Christmas, i Coldplay.
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domenica 25 ottobre 2009
Beni primari(e)
Mentre preparo una cena ottobrina per l'UCP del mio cuore, le carbonnades à la flamande della Sigrid e il castagnaccio con la ricetta di mamma, nonna e bisnonna e su per li rami che nemmeno sotto tortura ve la scrivo, sarei tentata di andare a votare Bersani per le primarie del PD.
Delle quali sono senz'altro "utente finale" come dice Ghedini, ma che vorrei evitare di considerare "debolezza privata", come dice(va) Marrazzo.
Io vorrei Rosy Bindi alla segreteria, ma nel considerare che di questi tempi noi ragazze non siamo per niente di moda, altro che sex and the city, mi sento di avere una sola primaria aspettativa per così dire politica: che Pier Luigi non rubi, non sia nè corrotto nè corruttore, e addirittura che non vada né a puttane né a trans.
Edit: è finita che Bersani è il nuovo segretario del PD, sapesse davvero lasciarsi indietro le Binetti e i Rutelli, dicesse qualcosa di sinistra, proteggesse il proprio mondo, la politica e i cittadini tutti da orrori come la vicenda Marrazzo. Io ancora spero.
Delle quali sono senz'altro "utente finale" come dice Ghedini, ma che vorrei evitare di considerare "debolezza privata", come dice(va) Marrazzo.
Io vorrei Rosy Bindi alla segreteria, ma nel considerare che di questi tempi noi ragazze non siamo per niente di moda, altro che sex and the city, mi sento di avere una sola primaria aspettativa per così dire politica: che Pier Luigi non rubi, non sia nè corrotto nè corruttore, e addirittura che non vada né a puttane né a trans.
Edit: è finita che Bersani è il nuovo segretario del PD, sapesse davvero lasciarsi indietro le Binetti e i Rutelli, dicesse qualcosa di sinistra, proteggesse il proprio mondo, la politica e i cittadini tutti da orrori come la vicenda Marrazzo. Io ancora spero.
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sabato 17 ottobre 2009
Tu, che sei parte di me
(e lasci fuochi
piccole tracce
per riportarmi a casa,
ultima luce,
ultima insegna accesa)
da lontano, dal rumore, appena prima di tornare
piccole tracce
per riportarmi a casa,
ultima luce,
ultima insegna accesa)
da lontano, dal rumore, appena prima di tornare
martedì 13 ottobre 2009
Festivàl

Just a gigolo
everywhere I go
people know the part
I'm playing
E' così che sta andando: che tutti inchiodano e pitturano e appendono e piallano e la tromba d'aria e il Comune che non autorizza e l'allacciamento dell'acqua no, e i film e il red carpet e i talents e James Ivory e Meryl. E le hostess, e il little black dress. E la Vespa, e il sole di Roma in ottobre, e la Corona e i Fonzies alle sette e il piano b e il piano c e vai piano con l'Ape.
Mi manca tanto l'UCP.
Edit: è finita davvero in tacchi a spillo e little black dress e clutch d'ordinanza sul red carpet di una freddissima sera romana.
Sì, avete capito bene: posso dirvelo, miei piccoli lettori, che davvero, vista da lì, la vita rulla, ma rulla molto?
(Nient'altro che piccoli favori, e capra a ridersela da qualche parte tra i teleobbiettivi.)
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