alla Capa Ginevra, a M. (per tacer del Crotalo)
all'UCP
Così, mentre ieri sera bloggavo e piangevo, piangevo e bloggavo - ma questa è un'altra storia -nella mia stanza dell'hotel Titanic, il gala dinner andava avanti serenamente senza di me, e pure la distribuzione dei premi.
Il network distribuiva i premi per i migliori progetti realizzati in Europa negli ultimi 12 mesi.
L'agenzia dell'anno, il migliore progetto di marketing, la migliore campagna e così via: insomma le cose che fanno parte del nostro lavoro.
Non ci sarebbe ragione di parlarne, se non fosse che per il miglior progetto di sponsorizzazione eravamo in shortlist solamente l'Olanda ed io.
Non vedrò mai quel "Italy" sul grande schermo, e hanno vinto loro, gli olandesi: ma nei miei sogni c'era esattamente quella shortlist, amici della capra.
Non volevo niente altro da Budapest, e ho avuto tutto: il mio progetto, la mia shortlist.
Una vocina canta bravabravabrava, dev'essere la capra da qualche parte.
giovedì 30 settembre 2010
mercoledì 29 settembre 2010
Ragazze all'Est

La città è, come si dice, adagiata sulle rive del Danubio.
La lingua incomprensibile, le scritte rendono totalmente analfabeti, i negozi sono comprensibilmente dimessi, ché siamo all'Est.
La lingua incomprensibile, le scritte rendono totalmente analfabeti, i negozi sono comprensibilmente dimessi, ché siamo all'Est.
L'albergo è quel genere di posto dove già alle 9 del mattino un pianista in smoking suona una versione sommessa di Moon River o La vie en rose ad un pianoforte a tutta coda, facendoti pensare che da qualche parte ti manca qualcosa e dall'altra che sicuramente andrà tutto bene - qualunque cosa sia - perchè le cristallerie sono al loro bravo posto, le posate d'argento tintinnano sulle porcellane e le orchidee stanno ordinate nei loro bravi vasi.
Potremmo tranquillamente essere sul Titanic.
Il terzo giorno, ti ritrovi a pensare che vorresti sfasciare il pianoforte e prendere a mazzate il pianista, e passare poi in sala da pranzo.
La Capa Ginevra ha sfoderato un mini laptop Toshiba rosa in stile Hello Kitty e da quello è tre giorni che non schioda, mentre il network sfodera il suo best of, innovazione come se piovesse e relative principesche revenue da cose che da noi i clienti quando appena glie ne parli, ti guardano con lo sguardo vitreo.
I nostri pensano, in generale, che Internet è nuovo, e che di Google e Facebook non c'è da fidarsi - tipo Grande Fratello orwelliano.
Loro, nel network, hanno sempre plotoni di gente a fare qualsiasi cosa; noi, sempre in 4 o 5 in stile Don Chisciotte, nemmeno una sparuta stagista a fare un fax, una scansione, per dire.
Alla fine, io piango per la frustrazione, la Capa Ginevra dice ma-no-tesoro-non-prenderla-così-ce-la-faremo.
Lì su due piedi, non entra in sciocchi dettagli circa il come.
E tuttavia, è un'emozione grande essere qui, e piango anche per questo.
Per tutto il tempo in cui questo meeting l'ho organizzato io e ho ascoltato e imparato dall'ultima fila, per il Crotalo che mi ha insegnato ad arrivare fin qui, per la capra da qualche parte nella notte di Budapest illuminata dalle luci che si specchiano nel fiume.
Domani si torna a casa, passando per la mostra sulla Secessione Viennese, e da Jajcica.
Credits
Jajcica è al 94 di Dohany Utca, Budapest.
Nonostante l'innegabile fatto che la vostra wonnie, miei piccoli lettori, è totalmente restìa a pubblicare i fatti suoi e gli indirizzi del cuore, Jajcica è un fantastico, magico, supercool negozio di vintage, vero vintage anni '70, talmente adorabile che merita lunga vita, e molti clienti.
Etichette:
Budapest,
il Crotalo,
l'agenzia,
la Capa Ginevra,
ragazze viaggiate
martedì 21 settembre 2010
Via, via
Adesso non dite che trascuro la capra, miei piccoli lettori.
Via, via.
L'estate è finita, e ci siamo di nuovo, che le cose stanno andando così di fretta, tra i progetti e le riunioni e la Social Media Week e la Fashion Week e l'aereo da prendere e i compiti di inglese e tutto il resto che non sono affari vostri.
Via, via.
Dall'estate, sappiamo che: Silvio in generale nella vita si separa, dopo Veronica pure Leonardo l'allenatore e adesso anche Fini.
Di Fini sappiamo che: dopo sedici anni era stufo - e come biasimarlo, ma diciamolo, meglio tardi che mai; e anche che non aveva proprio idea di dove abitasse suo cognato.
Il che lo ammetterete è bizzarro, visto che mio fratello che deve fare il rogito mi chiama tre volte al dì.
Sappiamo anche che Uolter, stanco dell'Africa e tornato da Manhattan, ci scrive: qualcuno gli dica che non abbiamo sentito tanto la sua mancanza, no no.
Che il PD sta pateticamente cercando un fantomatico Obama bianco, ovvero assai più modestamente un cristiano che abbia la vaghissima speranza di non far incazzare ulteriormente gli elettori di sinistra e regga appena decorosamente le bordate della destra maimorta.
E trova le facce di formaggino di Serracchiani, che è vecchia dentro, di Chiamparino, che invece è un ex giovane, di Renzi che tuona da Firenze, ma ovviamente senza costrutto, e di Scalfarotto che per dare un segnale forte rilascia interviste sui gay.
Ah, e Sofri (Luca), che invece si sente Arianna Huffington, amen: pensare che io a lui vorrei solamente domandare come se la passa Adriano, per il resto lo lascerei serenamente al suo ipod.
Il Paese corre verso nuove future elezioni (ma mettetevi comodi e non trattenete il respiro: abbiamo un inverno di Portaporte e Ballarò, prima).
Io, da parte mia, corro più modestamente al checkin.
Via, via.
L'estate è finita, e ci siamo di nuovo, che le cose stanno andando così di fretta, tra i progetti e le riunioni e la Social Media Week e la Fashion Week e l'aereo da prendere e i compiti di inglese e tutto il resto che non sono affari vostri.
Via, via.
Dall'estate, sappiamo che: Silvio in generale nella vita si separa, dopo Veronica pure Leonardo l'allenatore e adesso anche Fini.
Di Fini sappiamo che: dopo sedici anni era stufo - e come biasimarlo, ma diciamolo, meglio tardi che mai; e anche che non aveva proprio idea di dove abitasse suo cognato.
Il che lo ammetterete è bizzarro, visto che mio fratello che deve fare il rogito mi chiama tre volte al dì.
Sappiamo anche che Uolter, stanco dell'Africa e tornato da Manhattan, ci scrive: qualcuno gli dica che non abbiamo sentito tanto la sua mancanza, no no.
Che il PD sta pateticamente cercando un fantomatico Obama bianco, ovvero assai più modestamente un cristiano che abbia la vaghissima speranza di non far incazzare ulteriormente gli elettori di sinistra e regga appena decorosamente le bordate della destra maimorta.
E trova le facce di formaggino di Serracchiani, che è vecchia dentro, di Chiamparino, che invece è un ex giovane, di Renzi che tuona da Firenze, ma ovviamente senza costrutto, e di Scalfarotto che per dare un segnale forte rilascia interviste sui gay.
Ah, e Sofri (Luca), che invece si sente Arianna Huffington, amen: pensare che io a lui vorrei solamente domandare come se la passa Adriano, per il resto lo lascerei serenamente al suo ipod.
Il Paese corre verso nuove future elezioni (ma mettetevi comodi e non trattenete il respiro: abbiamo un inverno di Portaporte e Ballarò, prima).
Io, da parte mia, corro più modestamente al checkin.
martedì 17 agosto 2010
Magnifique
"C'est magnifique, hein?".
Le francesi viaggiano en famille; le italiane rigorosamente col fidanzato. Abbigliate a qualunque ora come fossero a mezzanotte in Viale Ceccarini, e il tacco dodici e la cavigliera e il trucco e la mini.
D'ordinanza, sempre vagamente incazzate: partono in coppia, che da noi fa ancora status, ma poi non si divertono.
Ho sentito uno che diceva mogio: eh, ma sei sempre arrabbiata con me.
Accomodati tesoro, ce n'é dei plotoni.
Le inglesine sono con le amiche, e loro sì che si divertono: bevono come marinai e si innamorano dei baristi greci.
Le greche, invece, sono bionde tinte.
E sì, è magnifico.
Sembra la Capri della Grecia, ha commentato l'UCP con una sua certa qual aria di scandalo.
E' convinto di essere un uomo di gusti semplici e rudi, del genere basta uno scoglio; poi passa a elencare con elegante distacco che nella casa dell'estate ci dev'essere l'aria condizionata (soffre il caldo), e la rete e lo spazio adeguato (deve scrivere, lui).
Quando vola si lamenta degli aeroporti, quando atterra dei ritardi e del caldo africano, in generale nella vita del fatto di non essere sul Falzarego o tra i pratoni dell'Armentarola.
Dopo tre giorni, scorrazza seminudo e sciamannato per l'isola sul precario scooter greco.
Il resto è mare, retsina, greek salad - e capra che balla il sirtaki di Zorba.
Questa casa da cui vi scrivo ha la grazia di uno dei panorami più belli del mondo.
All'alba e al tramonto tutta l'isola diventa rosa.
Le voci, la musica tra le case bianche giungono come sussurri solamente verso l'ora di cena.
La sera, le luci sulla scogliera si accendono come benedizioni.
Le francesi viaggiano en famille; le italiane rigorosamente col fidanzato. Abbigliate a qualunque ora come fossero a mezzanotte in Viale Ceccarini, e il tacco dodici e la cavigliera e il trucco e la mini.
D'ordinanza, sempre vagamente incazzate: partono in coppia, che da noi fa ancora status, ma poi non si divertono.
Ho sentito uno che diceva mogio: eh, ma sei sempre arrabbiata con me.
Accomodati tesoro, ce n'é dei plotoni.
Le inglesine sono con le amiche, e loro sì che si divertono: bevono come marinai e si innamorano dei baristi greci.
Le greche, invece, sono bionde tinte.
E sì, è magnifico.
Sembra la Capri della Grecia, ha commentato l'UCP con una sua certa qual aria di scandalo.
E' convinto di essere un uomo di gusti semplici e rudi, del genere basta uno scoglio; poi passa a elencare con elegante distacco che nella casa dell'estate ci dev'essere l'aria condizionata (soffre il caldo), e la rete e lo spazio adeguato (deve scrivere, lui).
Quando vola si lamenta degli aeroporti, quando atterra dei ritardi e del caldo africano, in generale nella vita del fatto di non essere sul Falzarego o tra i pratoni dell'Armentarola.
Dopo tre giorni, scorrazza seminudo e sciamannato per l'isola sul precario scooter greco.
Il resto è mare, retsina, greek salad - e capra che balla il sirtaki di Zorba.
Questa casa da cui vi scrivo ha la grazia di uno dei panorami più belli del mondo.
All'alba e al tramonto tutta l'isola diventa rosa.
Le voci, la musica tra le case bianche giungono come sussurri solamente verso l'ora di cena.
La sera, le luci sulla scogliera si accendono come benedizioni.
domenica 8 agosto 2010
Priceless
Una moleskine a fogli color burro un po' duri, per le idee, i colori, i ritagli.
Carta, matite, forbici, colla.
Uno sketchbook nuovo per l'estate: non ha prezzo.
Carta, matite, forbici, colla.
Uno sketchbook nuovo per l'estate: non ha prezzo.
martedì 3 agosto 2010
Da morire
Spero vi sia chiaro, amici della capra, che moriremo tutti democristiani.
Per liberarci di Silvio, per non poter più vedere (né sentire) il PD, perchè lo stato in cui versiamo è tale che Fini e Casini (Rutelli no, quel che è troppo è troppo) ci fanno tenerezza, simpatia, ci riportano ai governi balneari cari alla nostra adolescenza, fanno - come dire? - un po' gioventù ribelle, beau geste, Capannina anni '60, quando tutto sembrava possibile e la voce era quella di Mina, e anche un po' Hammamet.
Non perderemo, dopotutto, quella simpatica abitudine di turarci il naso, cara a Indro Montanelli.
In meno di una settimana ci hanno lasciato due signore che amavamo, Suso Cecchi D'Amico e Elvira Sellerio, e ce le portiamo entrambe nella lista dei morti della capra, ché erano sagge, e l'hanno fatto davvero, di esserci come soggetti di cultura e pensiero, molto prima che noi tutte piccole donne del 2010 crescessimo piene di ambizioni e prosopopea di fare carriera.
Infine/1. Credo che dobbiate venire a conoscenza dell'esistenza di Gemmadelsud, la nuova regina di youtube. Non ho cuore di linkarla, ma cercate il suo "provino per la Mediaset" sul tubo e non ve ne pentirete.
Infine/2. Dite quello che volete, ma questa ragazza ha qualcosa davvero. Elisabetta Canalis, fotografata da Ellen von Hunverth per Vanity Fair, abito Dior Haute Couture dipinto a mano.
Per liberarci di Silvio, per non poter più vedere (né sentire) il PD, perchè lo stato in cui versiamo è tale che Fini e Casini (Rutelli no, quel che è troppo è troppo) ci fanno tenerezza, simpatia, ci riportano ai governi balneari cari alla nostra adolescenza, fanno - come dire? - un po' gioventù ribelle, beau geste, Capannina anni '60, quando tutto sembrava possibile e la voce era quella di Mina, e anche un po' Hammamet.
Non perderemo, dopotutto, quella simpatica abitudine di turarci il naso, cara a Indro Montanelli.
In meno di una settimana ci hanno lasciato due signore che amavamo, Suso Cecchi D'Amico e Elvira Sellerio, e ce le portiamo entrambe nella lista dei morti della capra, ché erano sagge, e l'hanno fatto davvero, di esserci come soggetti di cultura e pensiero, molto prima che noi tutte piccole donne del 2010 crescessimo piene di ambizioni e prosopopea di fare carriera.
Infine/1. Credo che dobbiate venire a conoscenza dell'esistenza di Gemmadelsud, la nuova regina di youtube. Non ho cuore di linkarla, ma cercate il suo "provino per la Mediaset" sul tubo e non ve ne pentirete.
Infine/2. Dite quello che volete, ma questa ragazza ha qualcosa davvero. Elisabetta Canalis, fotografata da Ellen von Hunverth per Vanity Fair, abito Dior Haute Couture dipinto a mano.
Infine/3. Che ve lo dico a fare. Puntuale come le tasse (lo so, il paragone è malscelto), Rumiz è partito per il solito viaggetto ameno. Cito testualmente da Repubblica di domenica 1° Agosto:
"Comincia oggi il viaggio di Paolo Rumiz nell'Italia garibaldina". Eh? Massì: "Per vedere come reagisce al simbolo l'Italia di oggi, in ogni tappa indosserà la camicia rossa che fu di Domenico Cariolato, classe 1835, luogotenente di Garibaldi."
Non dite niente, fate i bravi: adesso, solo adesso, è davvero estate.
"Comincia oggi il viaggio di Paolo Rumiz nell'Italia garibaldina". Eh? Massì: "Per vedere come reagisce al simbolo l'Italia di oggi, in ogni tappa indosserà la camicia rossa che fu di Domenico Cariolato, classe 1835, luogotenente di Garibaldi."
Non dite niente, fate i bravi: adesso, solo adesso, è davvero estate.
venerdì 16 luglio 2010
Calore
Vien da dire: Anto', fa caldo.
Vorrei scrivere, ma è tempo da manicure rosso fuoco, da weekend in Dolomiti in cerca di frescura per festeggiare l'amato UCP, è tempo di affittare una casa grande su un'isola greca.
Le orme di Bruno Schulz si incrociano coi passi di David Grossman e di Gad Lerner, l'uno sparito nel ghetto di Drohobyč nel '42, gli ultimi due alla ricerca di radici ebraiche scomparse anch'esse nei forni crematori dalle parti di Lemberg, Galizia Occidentale.
Lerner scrive della Galizia, della Palestina, di Beirut sotto le bombe nell'estate 2006.
Nell'estate del 2006 anche io me lo ricordavo, che Beirut era sotto i bombardamenti israeliani, perchè ero a Istambul, affollata di turisti provenienti dal Golfo Persico.
Qualcuno mi spiegò che da Jeddah e Riad si usa andare al mare au Liban, ma le bombe quell'anno impedivano, e le spiagge turche sembravano credo una buona alternativa.
Percorrevo sola la città, in una sottoveste sottile di percalle rosa, i capelli raccolti per il gran caldo, le ciabattine. Istambul era mia, e le appartenevo, lì e allora.
La città era calda e ariosa, e io seguivo dal terrazzo di Sultanhamet con lo sguardo i cargo che passavano senza sosta sullo stretto, i gabbiani sulle cupole la sera, il bazar dei tappeti lì accanto.
Lo scialle e il te alla menta, e un libro.
Le donne arabe completamente vestite di nero nei saloni afosi e kitch di Dolmabahce, sullo scalone di cristallo, e le loro unghie perfette laccate di rosso fuoco, i cerchi d'oro pesante ai polsi, i tacchi a stiletto a corrompere occhi di maschi e di femmine.
Non ricordo se mai, prima, avevo avuto come in quei giorni la totale, assoluta certezza che - qualunque cosa fosse accaduta al mio mondo - avrei sempre avuto me stessa, e quello stato di grazia, e quei ricordi.

Le orme di Bruno Schulz si incrociano coi passi di David Grossman e di Gad Lerner, l'uno sparito nel ghetto di Drohobyč nel '42, gli ultimi due alla ricerca di radici ebraiche scomparse anch'esse nei forni crematori dalle parti di Lemberg, Galizia Occidentale.
Lerner scrive della Galizia, della Palestina, di Beirut sotto le bombe nell'estate 2006.
Nell'estate del 2006 anche io me lo ricordavo, che Beirut era sotto i bombardamenti israeliani, perchè ero a Istambul, affollata di turisti provenienti dal Golfo Persico.
Qualcuno mi spiegò che da Jeddah e Riad si usa andare al mare au Liban, ma le bombe quell'anno impedivano, e le spiagge turche sembravano credo una buona alternativa.
Percorrevo sola la città, in una sottoveste sottile di percalle rosa, i capelli raccolti per il gran caldo, le ciabattine. Istambul era mia, e le appartenevo, lì e allora.
La città era calda e ariosa, e io seguivo dal terrazzo di Sultanhamet con lo sguardo i cargo che passavano senza sosta sullo stretto, i gabbiani sulle cupole la sera, il bazar dei tappeti lì accanto.
Lo scialle e il te alla menta, e un libro.
Lo shopping a Taksim, la cena al 360° con tutto ai piedi o da Sabahattin, la piscina del Ciragan Palace dalla quale sembra di essere immersi nel Bosforo, e i mosaici d'oro di San Salvatore in Chora.
I traghettini per l'Asia, e il pesce fritto sulla riva.Le donne arabe completamente vestite di nero nei saloni afosi e kitch di Dolmabahce, sullo scalone di cristallo, e le loro unghie perfette laccate di rosso fuoco, i cerchi d'oro pesante ai polsi, i tacchi a stiletto a corrompere occhi di maschi e di femmine.
Non ricordo se mai, prima, avevo avuto come in quei giorni la totale, assoluta certezza che - qualunque cosa fosse accaduta al mio mondo - avrei sempre avuto me stessa, e quello stato di grazia, e quei ricordi.
Ha scritto Marguerite Yourcenar: "Forse saremo sollevati da certi ricordi, che ci sosterranno come angeli".
Credits
Devo questo post a
Bruno Schulz, Le botteghe color cannella, Einaudi
Gad Lerner, Scintille. Una storia di anime vagabonde, Feltrinelli
David Grossman, Vedi alla voce: amore, Mondadori
David Grossman, Vedi alla voce: amore, Mondadori
E ancora, al 360°. (Per arrivarci dovrete trovare l'ingresso buio di un palazzo dalle parti di Taksim, salire all'ultimo piano con un'ascensore instabile, passare attraverso un metal detector palesemente in disuso da anni, fare un'altra rampa di scale. E, oh meraviglia.)
Al Sabahattin: per una cena sotto il pergolato di vite molto tempo dopo quell'estate.
Alla terrazza, che se non vi spiace tengo per me sola, e all'amata Marguerite Yourcenar.
Amerete per sempre tutti i cargo e tutti i mari se leggerete L'ultimo scalo del Tramp Steamer di Alvaro Mutis, Einaudi o Adelphi.
La Femme à l'éventail (Frau mit Facher) di Gustav Klimt, dipinta tra il 1917 e il 1918 in olio su tela, appartiene una collezione privata viennese.
Etichette:
ebraismo,
gustav klimt,
Istambul,
l'Uomo Che Pensa,
libri,
medio oriente
Iscriviti a:
Post (Atom)