martedì 6 dicembre 2011

Liste

Che ve lo dico a fare, è quasi Natale.
Le cose che io amo da sempre, e quindi il Natale si traduce in una interminabile stagione di liste.
La ghirlanda alla porta, le palle nuove per l'albero di Natale, l'IKEA e i libri e i maglioni di cachemire nella carta rossa e oro, le luci e i canali di un posto su al Nord.
I party di Natale, il sorriso di Chicco che è buono quanto il cibo che cucina, il Cosmopolitan.
Che siate a Milano, a New York, a Londra o appunto ad Amsterdam - se non vi piace il Cosmopolitan, o non è abbastanza inverno oppure non siete abbastanza ragazze.
Liste di regali - provate a trovare la cosa giusta per l'amatissimo e très cool UCP, o a convincere vostro fratello che per una zia come si deve comprare a Mati tutta la letterina a Babbo Natale è sacrosanto, non potendo di sicuro deludere il bambino onde evitare che - privato per esempio del Lintendo richiesto - abbia un trauma infantile.
Poi ci sono le amiche e la cognata fashion, le ragazze piccole, e naturalmente la mamma. E tutti gli altri.
E non ho niente da mettermi alla festa anni '70.
E il menu della vigilia, la lista degli ingredienti, l'ordine del cappone al macellaio gioielliere o le capesante al pescivendolo, gioielliere pure lui.
E la playing list, che comprende Michael Bublé - la cui esistenza sembra giustificarsi unicamente in questo periodo - e come farvi mancare Olivia Olson che canta All I want for Christmas.

L'UCP ed io siamo stati dove è sepolto mio padre, perchè io possa tenere insieme le molte cose accadute e quelle che verranno.

Ci si becca dopo il weekend lungo, e fatevi le liste, da bravi.

Credits
Chicco Cerea, tre stelle Michelin da Vittorio a Brusaporto, cucina con la sua brigata da noi, ogni anno durante il party di Natale, e noi li amiamo per questo.
Mati è stato convinto da suo padre che il Lintendo "è da 9 anni", e che pertanto Babbo Natale glie lo porterà più avanti. Vendico il piccino inconsapevole comprandogli la WII Resort.
Il Cosmopolitan si fa con la vodka, il triple sec, il cordial lime e il cranberry juice.
La ricetta del cappone la trovate qui, delle capesante vi faccio sapere.
Olivia Olson ha cantato All I want for Christmas in un film cult natalizio, Love Actually. Doveste immaginare di trascorrere un paio di giorni beati sul divano durante il weekend lungo, aggiungeteci Serendipity e The holiday in streaming, e non ve ne pentirete.
Sulla tomba di mio padre ci sono magnifici, perfetti geometrici crisantemi cremisi, ovviamente scelti da mia madre.

Infine - lo strepitoso concerto di Natale tenuto da Sting nel 2009 nella cattedrale di Durham lo trovate nel cd If on a winter's night..., 8.99 € da amazon.
A Durham, come si può vedere benissimo qui sotto, la capra suonava il violino alla grande.

sabato 5 novembre 2011

Un sogno d'oro e di fumo

Sentite che meraviglia Albert Camus:
"Mi piace camminare per la città, di sera, riscaldato dal ginepro. Cammino per notti intere, sogno o parlo a me stesso interminabilmente...D'altrone questo paese mi ispira: amo questo popolo brulicante sui marciapiedi, incuneato in un piccolo spazio di case e d'acqua, circondato dalle brume, da terre fredde e dal mare fumante come la liscivia. L'amo perchè è doppio. E' qui ed è altrove. Ma sì!...Camminano vicino a noi, è vero, eppure guardate dov'è la loro testa: nella bruma di neon, di ginepro e di menta che cala dalle insegne rosse e verdi. L'Olanda è un sogno, signore, un sogno d'oro e di fumo, più fumoso di giorno, più dorato di notte, e di notte e di giorno questo sogno è popolato da Lohengrin come questi, che sfilano sognanti sulle loro biciclette nere dagli alti manubri, cigni funebri che girano senza sosta in tutto il paese, intorno ai mari, lungo i canali. Sognano, con la testa nelle loro nubi ramate, girano in tondo, pregano, sonnambuli, nell'incenso dorato della bruma, non ci sono già più. Sono ormai a migliaia di chilometri, partiti verso Giava, l'isola lontana. Pregano quelle divinità sghignazzanti dell'Indonesia di cui si sono adornati le vetrine e che errano in questo momento sopra di noi, prima di appollaiarsi, come scimmie sontuose, sulle insegne e le pensiline delle scale, per ricordare a questi coloni nostalgici che l'Olanda non è soltanto l'Europa dei mercanti ma il mare, il mare che porta a Cipango e a quelle isole dove gli uomino muoiono pazzi e felici".

Infatti, siccome sta arrivando Natale, noi ci andiamo.

Credits
Amavo tanto questo testo di Camus già quando, da ragazzina, leggevo in francese La chute, 1956.
E' molto probabile che l'edizione italiana che girava per casa allora fosse quella di Garzanti del 1975, ma voi adesso potete godervela con l'edizione Bompiani del 1980 (non ha di sicuro lo stesso fascino, in compenso la trovate da amazon e da ibs).

venerdì 21 ottobre 2011

Nel nome del padre

“La vita dell’uomo non si chiude nella figura del cerchio: in lui principio e fine non si toccano. L’uomo è un cerchio mancato, incompiuto, un arco: l’arco della vita, appunto. Questo ci dice la lingua ancor prima dell’esperienza, la parola ancor prima dell’idea: infatti per una meravigliosa e tremenda ambiguità linguistica la parola greca bios accentata sulla prima vocale (bìos) significa “vita”, sulla seconda vocale (biòs) significa “arco” (v. Eraclito, fr. 48 Diels-Kranz).
Sono le belle parole con cui Ivano Dionigi conclude il suo scritto Cotidie Morimur, nel libro collettivo Morte, fine passaggio (BUR 2007).
 (...) nella vita umana inizio e fine non si toccano, ma se essa è un arco, sono unite dalla corda, che le mette in tensione tra loro, unendole con qualcosa che certo non è la vita stessa. Che cosa sia questa corda è materia su cui riflettere. Ma anche e soprattutto vale la pena di chiedersi, dato che con questa corda si scaglia la freccia, cosa sia la freccia. E dove vogliamo scagliarla.

Se ne è andato nell'ora più fonda della notte, ma noi abbiamo lasciato con lui il disegno di Mati con il sole e il coccodrillo.

Credits

giovedì 13 ottobre 2011

To me, (still) perfect

Ovunque proteggi la grazia del mio cuore, adesso e per quando tornerà l'incanto.

Stancami, e parlami, abbracciami, e poi racconta, e spiegami, tutto questo tempo nuovo che arriva con te.



Uso privato di blog (privato pure quello, a ben guardare). Questo post è per l'UCP.


Credits 
La chiesa di San Cristoforo sul Naviglio a Milano si trova sull'Alzaia del Naviglio Grande. (Wikipedia)

giovedì 6 ottobre 2011

The rest of the day


Noi l'avevamo detto: Steve Jobs, perfavore non morire.
Invece a fine agosto ci avevano fatto sapere che era meglio se ce ne facevamo una ragione, che ce la dovevamo cavare da soli con Tim Cook, e da allora in un certo senso era sceso un silenzio di attesa.
Crediamo che da ultimo Steve Jobs avesse capito anche le features della morte, e speriamo che abbia saputo e potuto rendere anche quella un posto smart in cui andare una mattina di ottobre.
Era l'uomo che sussurrava al futuro, l'amico straordinario e il genio visionario e creativo che piange oggi Apple, The magician, come titola domani l'Economist.
Ha disegnato il mondo, rendendolo possibile oltre l'immaginazione di chiunque altro, e il fatto è che avremmo voluto vedere il resto.
Ha detto: "L'unico problema di Microsoft è che non hanno gusto", e anche "Penso solo che Bill Gates e la Microsoft pensino un po' in piccolo".
E poi, a Stanford, in un discorso che è più di un testamento per una generazione altrimenti perduta:  "Siete già nudi. Non c'è ragione per non seguire il vostro cuore".


Noi della capra abbiamo scelto questa foto, la più tenera e rara tra tutte, e prendiamo molto sul serio l'impegno a restare, sempre, affamati e folli.

venerdì 9 settembre 2011

Adesso

 per Adri, per il tempo che viene

Cara Capa Ginevra,
Adesso che te ne vai, che praticamente te ne sei già andata anche se io non voglio per niente saperlo e quindi allegramente lo ignoro, adesso che te ne vai ti scrivo il post che ho meditato tutta l'estate e credo anche molto ma molto prima, cioè prima che tu decidessi di andare via e io cominciassi ad innaffiare di lacrime tutta l'agenzia come una vite tagliata.
Te lo scrivo qui, che questa storia solo nostra è iniziata davanti a qualche cosa di sicuramente orrendo cucinato dal vecchio Peppino, il giorno in cui mi hai insegnato che potevo mentire, se era il caso, e che potevo essere brava anche solo la metà, e sarebbe bastato per l'universo mondo, e che l'unica a cui non bastava ero in effetti io.
(Si capisce a occhio nudo che una che ti autorizza a mentire sta da di sicuro dalla tua parte e ti salva, e una che ti dice così, che basta anche un po' meno, ti libera.)

Poi è venuto il nostro programma Rieducational Channel: ti ho già scritto, una notte di molto tempo fa, che sei stata capace di restituirmi a me stessa.

La storia è  poi continuata così: che il tuo esempio mi ha costretta ad essere per forza più brava, a tentare di levarmi i vezzi, le indulgenze, a non accontentarmi di me.
Non ci riesco sempre, ma non smetto di cercare.
Sei stata e sei incoraggiante e amorevole in un modo che per varie ragioni non avevo mai sperimentato nella mia vita, ed è stato come imparare una seconda volta a camminare.
Questa estate, da ultimo, mi hai insegnato che non è sempre una questione di potere, e che si può semplicemente cambiare idea  per andare verso ciò che si ama e si desidera veramente.
Ci sto provando anche io, e mi sembra fighissimo.

Ci siamo divertite, e tutto il tempo passato ad ascoltarti, a scambiare opinioni e progetti con te, e non rimpiango nemmeno un giorno, nemmeno una delle mie furie, le porte sbattute e le bizze e i pianti stesa sul tuo pavimento, e le notti e tutte le volte che ti ho detto con aria vagamente spiritata frasi del tipo "il MIO modello di business" e "cambiamo NOI il mercato" e un mucchio di altre cose che a occhio e croce ti dovevano suonare a giorni alterni naif o irritanti.

Ora, per questa storia, io ho gambe per correre, Capa.
E anche un trucco: che quando penso di non farcela mi chiedo cosa faresti tu, sapendo benissimo che in realtà non ne ho la minima idea, che tu prenderesti la questione da un lato che a me non viene nemmeno in mente, o non la considereresti degna di nota, o diresti una cosa tipo "sì, perchè sei qui quindi?" alzando il sopracciglio come quando ti faccio perdere del tempo inutilmente.

Ma serve, mi rassicura sulla tua esistenza, là fuori da qualche parte.

Soundtrack
Di questa sera, per te prima e ultima o chissà nel building di A., di sicuro ci resterà per sempre Joe di brutto.