"C'est magnifique, hein?".
Le francesi viaggiano en famille; le italiane rigorosamente col fidanzato. Abbigliate a qualunque ora come fossero a mezzanotte in Viale Ceccarini, e il tacco dodici e la cavigliera e il trucco e la mini.
D'ordinanza, sempre vagamente incazzate: partono in coppia, che da noi fa ancora status, ma poi non si divertono.
Ho sentito uno che diceva mogio: eh, ma sei sempre arrabbiata con me.
Accomodati tesoro, ce n'é dei plotoni.
Le inglesine sono con le amiche, e loro sì che si divertono: bevono come marinai e si innamorano dei baristi greci.
Le greche, invece, sono bionde tinte.
E sì, è magnifico.
Sembra la Capri della Grecia, ha commentato l'UCP con una sua certa qual aria di scandalo.
E' convinto di essere un uomo di gusti semplici e rudi, del genere basta uno scoglio; poi passa a elencare con elegante distacco che nella casa dell'estate ci dev'essere l'aria condizionata (soffre il caldo), e la rete e lo spazio adeguato (deve scrivere, lui).
Quando vola si lamenta degli aeroporti, quando atterra dei ritardi e del caldo africano, in generale nella vita del fatto di non essere sul Falzarego o tra i pratoni dell'Armentarola.
Dopo tre giorni, scorrazza seminudo e sciamannato per l'isola sul precario scooter greco.
Il resto è mare, retsina, greek salad - e capra che balla il sirtaki di Zorba.
Questa casa da cui vi scrivo ha la grazia di uno dei panorami più belli del mondo.
All'alba e al tramonto tutta l'isola diventa rosa.
Le voci, la musica tra le case bianche giungono come sussurri solamente verso l'ora di cena.
La sera, le luci sulla scogliera si accendono come benedizioni.
martedì 17 agosto 2010
domenica 8 agosto 2010
Priceless
Una moleskine a fogli color burro un po' duri, per le idee, i colori, i ritagli.
Carta, matite, forbici, colla.
Uno sketchbook nuovo per l'estate: non ha prezzo.
Carta, matite, forbici, colla.
Uno sketchbook nuovo per l'estate: non ha prezzo.
martedì 3 agosto 2010
Da morire
Spero vi sia chiaro, amici della capra, che moriremo tutti democristiani.
Per liberarci di Silvio, per non poter più vedere (né sentire) il PD, perchè lo stato in cui versiamo è tale che Fini e Casini (Rutelli no, quel che è troppo è troppo) ci fanno tenerezza, simpatia, ci riportano ai governi balneari cari alla nostra adolescenza, fanno - come dire? - un po' gioventù ribelle, beau geste, Capannina anni '60, quando tutto sembrava possibile e la voce era quella di Mina, e anche un po' Hammamet.
Non perderemo, dopotutto, quella simpatica abitudine di turarci il naso, cara a Indro Montanelli.
In meno di una settimana ci hanno lasciato due signore che amavamo, Suso Cecchi D'Amico e Elvira Sellerio, e ce le portiamo entrambe nella lista dei morti della capra, ché erano sagge, e l'hanno fatto davvero, di esserci come soggetti di cultura e pensiero, molto prima che noi tutte piccole donne del 2010 crescessimo piene di ambizioni e prosopopea di fare carriera.
Infine/1. Credo che dobbiate venire a conoscenza dell'esistenza di Gemmadelsud, la nuova regina di youtube. Non ho cuore di linkarla, ma cercate il suo "provino per la Mediaset" sul tubo e non ve ne pentirete.
Infine/2. Dite quello che volete, ma questa ragazza ha qualcosa davvero. Elisabetta Canalis, fotografata da Ellen von Hunverth per Vanity Fair, abito Dior Haute Couture dipinto a mano.
Per liberarci di Silvio, per non poter più vedere (né sentire) il PD, perchè lo stato in cui versiamo è tale che Fini e Casini (Rutelli no, quel che è troppo è troppo) ci fanno tenerezza, simpatia, ci riportano ai governi balneari cari alla nostra adolescenza, fanno - come dire? - un po' gioventù ribelle, beau geste, Capannina anni '60, quando tutto sembrava possibile e la voce era quella di Mina, e anche un po' Hammamet.
Non perderemo, dopotutto, quella simpatica abitudine di turarci il naso, cara a Indro Montanelli.
In meno di una settimana ci hanno lasciato due signore che amavamo, Suso Cecchi D'Amico e Elvira Sellerio, e ce le portiamo entrambe nella lista dei morti della capra, ché erano sagge, e l'hanno fatto davvero, di esserci come soggetti di cultura e pensiero, molto prima che noi tutte piccole donne del 2010 crescessimo piene di ambizioni e prosopopea di fare carriera.
Infine/1. Credo che dobbiate venire a conoscenza dell'esistenza di Gemmadelsud, la nuova regina di youtube. Non ho cuore di linkarla, ma cercate il suo "provino per la Mediaset" sul tubo e non ve ne pentirete.
Infine/2. Dite quello che volete, ma questa ragazza ha qualcosa davvero. Elisabetta Canalis, fotografata da Ellen von Hunverth per Vanity Fair, abito Dior Haute Couture dipinto a mano.
Infine/3. Che ve lo dico a fare. Puntuale come le tasse (lo so, il paragone è malscelto), Rumiz è partito per il solito viaggetto ameno. Cito testualmente da Repubblica di domenica 1° Agosto:
"Comincia oggi il viaggio di Paolo Rumiz nell'Italia garibaldina". Eh? Massì: "Per vedere come reagisce al simbolo l'Italia di oggi, in ogni tappa indosserà la camicia rossa che fu di Domenico Cariolato, classe 1835, luogotenente di Garibaldi."
Non dite niente, fate i bravi: adesso, solo adesso, è davvero estate.
"Comincia oggi il viaggio di Paolo Rumiz nell'Italia garibaldina". Eh? Massì: "Per vedere come reagisce al simbolo l'Italia di oggi, in ogni tappa indosserà la camicia rossa che fu di Domenico Cariolato, classe 1835, luogotenente di Garibaldi."
Non dite niente, fate i bravi: adesso, solo adesso, è davvero estate.
venerdì 16 luglio 2010
Calore
Vien da dire: Anto', fa caldo.
Vorrei scrivere, ma è tempo da manicure rosso fuoco, da weekend in Dolomiti in cerca di frescura per festeggiare l'amato UCP, è tempo di affittare una casa grande su un'isola greca.
Le orme di Bruno Schulz si incrociano coi passi di David Grossman e di Gad Lerner, l'uno sparito nel ghetto di Drohobyč nel '42, gli ultimi due alla ricerca di radici ebraiche scomparse anch'esse nei forni crematori dalle parti di Lemberg, Galizia Occidentale.
Lerner scrive della Galizia, della Palestina, di Beirut sotto le bombe nell'estate 2006.
Nell'estate del 2006 anche io me lo ricordavo, che Beirut era sotto i bombardamenti israeliani, perchè ero a Istambul, affollata di turisti provenienti dal Golfo Persico.
Qualcuno mi spiegò che da Jeddah e Riad si usa andare al mare au Liban, ma le bombe quell'anno impedivano, e le spiagge turche sembravano credo una buona alternativa.
Percorrevo sola la città, in una sottoveste sottile di percalle rosa, i capelli raccolti per il gran caldo, le ciabattine. Istambul era mia, e le appartenevo, lì e allora.
La città era calda e ariosa, e io seguivo dal terrazzo di Sultanhamet con lo sguardo i cargo che passavano senza sosta sullo stretto, i gabbiani sulle cupole la sera, il bazar dei tappeti lì accanto.
Lo scialle e il te alla menta, e un libro.
Le donne arabe completamente vestite di nero nei saloni afosi e kitch di Dolmabahce, sullo scalone di cristallo, e le loro unghie perfette laccate di rosso fuoco, i cerchi d'oro pesante ai polsi, i tacchi a stiletto a corrompere occhi di maschi e di femmine.
Non ricordo se mai, prima, avevo avuto come in quei giorni la totale, assoluta certezza che - qualunque cosa fosse accaduta al mio mondo - avrei sempre avuto me stessa, e quello stato di grazia, e quei ricordi.

Le orme di Bruno Schulz si incrociano coi passi di David Grossman e di Gad Lerner, l'uno sparito nel ghetto di Drohobyč nel '42, gli ultimi due alla ricerca di radici ebraiche scomparse anch'esse nei forni crematori dalle parti di Lemberg, Galizia Occidentale.
Lerner scrive della Galizia, della Palestina, di Beirut sotto le bombe nell'estate 2006.
Nell'estate del 2006 anche io me lo ricordavo, che Beirut era sotto i bombardamenti israeliani, perchè ero a Istambul, affollata di turisti provenienti dal Golfo Persico.
Qualcuno mi spiegò che da Jeddah e Riad si usa andare al mare au Liban, ma le bombe quell'anno impedivano, e le spiagge turche sembravano credo una buona alternativa.
Percorrevo sola la città, in una sottoveste sottile di percalle rosa, i capelli raccolti per il gran caldo, le ciabattine. Istambul era mia, e le appartenevo, lì e allora.
La città era calda e ariosa, e io seguivo dal terrazzo di Sultanhamet con lo sguardo i cargo che passavano senza sosta sullo stretto, i gabbiani sulle cupole la sera, il bazar dei tappeti lì accanto.
Lo scialle e il te alla menta, e un libro.
Lo shopping a Taksim, la cena al 360° con tutto ai piedi o da Sabahattin, la piscina del Ciragan Palace dalla quale sembra di essere immersi nel Bosforo, e i mosaici d'oro di San Salvatore in Chora.
I traghettini per l'Asia, e il pesce fritto sulla riva.Le donne arabe completamente vestite di nero nei saloni afosi e kitch di Dolmabahce, sullo scalone di cristallo, e le loro unghie perfette laccate di rosso fuoco, i cerchi d'oro pesante ai polsi, i tacchi a stiletto a corrompere occhi di maschi e di femmine.
Non ricordo se mai, prima, avevo avuto come in quei giorni la totale, assoluta certezza che - qualunque cosa fosse accaduta al mio mondo - avrei sempre avuto me stessa, e quello stato di grazia, e quei ricordi.
Ha scritto Marguerite Yourcenar: "Forse saremo sollevati da certi ricordi, che ci sosterranno come angeli".
Credits
Devo questo post a
Bruno Schulz, Le botteghe color cannella, Einaudi
Gad Lerner, Scintille. Una storia di anime vagabonde, Feltrinelli
David Grossman, Vedi alla voce: amore, Mondadori
David Grossman, Vedi alla voce: amore, Mondadori
E ancora, al 360°. (Per arrivarci dovrete trovare l'ingresso buio di un palazzo dalle parti di Taksim, salire all'ultimo piano con un'ascensore instabile, passare attraverso un metal detector palesemente in disuso da anni, fare un'altra rampa di scale. E, oh meraviglia.)
Al Sabahattin: per una cena sotto il pergolato di vite molto tempo dopo quell'estate.
Alla terrazza, che se non vi spiace tengo per me sola, e all'amata Marguerite Yourcenar.
Amerete per sempre tutti i cargo e tutti i mari se leggerete L'ultimo scalo del Tramp Steamer di Alvaro Mutis, Einaudi o Adelphi.
La Femme à l'éventail (Frau mit Facher) di Gustav Klimt, dipinta tra il 1917 e il 1918 in olio su tela, appartiene una collezione privata viennese.
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lunedì 28 giugno 2010
Tramonti
Che paese mesto, amici della capra.
Assistiamo immobili al tramonto di Silvio, ipnotizzati-nonostante come i calciatori dell'Italia in mezzo al campo sudafricano.
Dopo, non fate finta di non sapere che sarà pure peggio.
Prima, cercheranno di fare a pezzi la libertà di stampa e la magistratura tutta, ma le cose non gli vengono più bene come un tempo.
Guardate la nomina di Aldo Brancher a ministro, che gli avrebbe evitato come d'uso non la condanna, ma il processo proprio: è finita in un casino, e il Presidente della Repubblica che interviene per dire che il legittimo impedimento non c'è, e il Ministero che non sanno nemmeno loro qual è, il PM desolato che non ci capisce niente.
E la bionda che scende dall'aereo in Canada? E tutti a dire "ah, maddai, un'altra" e a far domande, e chiè, e comesichiama, e chilapaga (e qui sarebbe facile per noi della capra fare del sciocco sarcasmo). Fossi in Silvio, mi lamenterei di non potermi mai fare i casi miei un attimo, e poi non dimentichiamoci che adesso è signorino.
Non serve più nemmeno che al Tg1 si parli preferibilmente delle fontanelle di Roma, delle tigri in Cina, dei cani da grembo: macché, tutto il Paese ride di Minzolini e dei suoi compiacenti redattori.
E quella bionda carina che si è dimessa, la Busi, che esagerata: e giù una copertina su Vanity Fair, quei bolscevichi di Condé Nast.
La legge sulle intercettazioni langue con sempre meno convinzione, la tigna di Eugenio Scalfari, Ezio Mauro e Repubblica tutta non smette mai. Nemmeno un giorno, appesa alle domande e ai giallini, e ci si mettono pure Fiorello e internet, che ormai stan tutti lì sopra a dir la loro.
I tempi non son più quelli: e l'invito a fare lo sciopero della lettura dei giornali arriva come la foglia di fico, come la mano davanti agli occhi al cinema quando il film fa paura.
Il film fa paura: ma i magistrati (e la polizia), che soffrono più che altro di malinconia, trovano il tempo - fintanto che possono intercettare e usare in processo le intercettazioni telefoniche - di chiedere 10 anni per Totò Cuffaro e di arrestare (ancora) dei mafiosi, e anche per dire senza mezzi termini che Tronchetti Provera ha mentito ai giudici e che Dell'Utri è colpevole di concorso esterno alla attività della mafia, comminandogli 7 anni di carcere in Appello a Palermo.
E infine, miei piccoli lettori: quelli di Sky, ma dove si credono di essere?
Al call center hanno una specie di zia che ti chiama a casa per sapere se hai ricevuto il decoder nuovo, e se è tutto a posto.
Hanno un direttore del miglior Tg che esista in Italia, che si chiama Emilio Carelli e viene da Crema, e che ha detto (insieme a molti altri direttori) che Sky farà disobbedienza civile contro il decreto sulle intercettazioni, ricorrerà agli organi giudiziari nazionali contro di esso, e se necessario alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.
Hanno un ad che si chiama Tom Mockridge e viene dalla Nuova Zelanda, che oggi ha detto così:
"Qualsiasi legge, che tuteli la corruzione o che minacci di punire gli editori che la rendano nota, è una legge sbagliata e costituisce un attacco alla libertà di parola, che è una componente di base per la vita dell'industria editoriale, e se Emilio Carelli dovesse andare in carcere per questo, io andrò insieme a lui".
Assistiamo immobili al tramonto di Silvio, ipnotizzati-nonostante come i calciatori dell'Italia in mezzo al campo sudafricano.
Dopo, non fate finta di non sapere che sarà pure peggio.
Prima, cercheranno di fare a pezzi la libertà di stampa e la magistratura tutta, ma le cose non gli vengono più bene come un tempo.
Guardate la nomina di Aldo Brancher a ministro, che gli avrebbe evitato come d'uso non la condanna, ma il processo proprio: è finita in un casino, e il Presidente della Repubblica che interviene per dire che il legittimo impedimento non c'è, e il Ministero che non sanno nemmeno loro qual è, il PM desolato che non ci capisce niente.
E la bionda che scende dall'aereo in Canada? E tutti a dire "ah, maddai, un'altra" e a far domande, e chiè, e comesichiama, e chilapaga (e qui sarebbe facile per noi della capra fare del sciocco sarcasmo). Fossi in Silvio, mi lamenterei di non potermi mai fare i casi miei un attimo, e poi non dimentichiamoci che adesso è signorino.
Non serve più nemmeno che al Tg1 si parli preferibilmente delle fontanelle di Roma, delle tigri in Cina, dei cani da grembo: macché, tutto il Paese ride di Minzolini e dei suoi compiacenti redattori.
E quella bionda carina che si è dimessa, la Busi, che esagerata: e giù una copertina su Vanity Fair, quei bolscevichi di Condé Nast.
La legge sulle intercettazioni langue con sempre meno convinzione, la tigna di Eugenio Scalfari, Ezio Mauro e Repubblica tutta non smette mai. Nemmeno un giorno, appesa alle domande e ai giallini, e ci si mettono pure Fiorello e internet, che ormai stan tutti lì sopra a dir la loro.
I tempi non son più quelli: e l'invito a fare lo sciopero della lettura dei giornali arriva come la foglia di fico, come la mano davanti agli occhi al cinema quando il film fa paura.
Il film fa paura: ma i magistrati (e la polizia), che soffrono più che altro di malinconia, trovano il tempo - fintanto che possono intercettare e usare in processo le intercettazioni telefoniche - di chiedere 10 anni per Totò Cuffaro e di arrestare (ancora) dei mafiosi, e anche per dire senza mezzi termini che Tronchetti Provera ha mentito ai giudici e che Dell'Utri è colpevole di concorso esterno alla attività della mafia, comminandogli 7 anni di carcere in Appello a Palermo.
E infine, miei piccoli lettori: quelli di Sky, ma dove si credono di essere?
Al call center hanno una specie di zia che ti chiama a casa per sapere se hai ricevuto il decoder nuovo, e se è tutto a posto.
Hanno un direttore del miglior Tg che esista in Italia, che si chiama Emilio Carelli e viene da Crema, e che ha detto (insieme a molti altri direttori) che Sky farà disobbedienza civile contro il decreto sulle intercettazioni, ricorrerà agli organi giudiziari nazionali contro di esso, e se necessario alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.
Hanno un ad che si chiama Tom Mockridge e viene dalla Nuova Zelanda, che oggi ha detto così:
"Qualsiasi legge, che tuteli la corruzione o che minacci di punire gli editori che la rendano nota, è una legge sbagliata e costituisce un attacco alla libertà di parola, che è una componente di base per la vita dell'industria editoriale, e se Emilio Carelli dovesse andare in carcere per questo, io andrò insieme a lui".
mercoledì 23 giugno 2010
Gironi

Poi.
Dopo un ragazzino coi piedi d'oro, e i figli le donne e la coca e tutto il mondo che gira.
Dopo vedi Napoli e poi (quasi) muori, inferno e ritorno, e quello che non ti aspettavi.
Il rosario tra le mani, e l'orecchino di diamanti e l'abito da sposo, e: "Stiamo dimostrando anche a noi stessi che tutti voi vi sbagliavate se pensavate a qualcosa di diverso".
Ci sono storie che sembrano scritte, amici della capra che suona la vuvuzela. Chapeau.
Credits
Avrete notato che ci sono i mondiali di calcio in Sudafrica.
Sky ci procura un certo godimento, l'Italia assai meno - a parte l'inno con la mano sul cuore, naturalmente. La Francia è allo sbando, Inghilterra e Germania arrancano.
I politici italiani o si dichiarano tifosi della Padania, o vanno in tv a commentare le partite.
Gli stadi stanno in posti di terra rossa, baobab e scimmie, posti dai nomi improbabili, e fa un freddo becco, che là è inverno.
Diego Armando Maradona è un allenatore di calcio ed ex calciatore argentino, di ruolo centrocampista e attaccante. (Wikipedia)
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Sky
lunedì 21 giugno 2010
Biancapolda e Settepoldini
"Quella grande notte d’autunno ondulata, ampia d’ombre, dilatata dai venti, celava nelle sue nere pieghe tasche luminose, sacchetti di cianfrusaglia colorata, di articoli variopinti, cioccolatini, biscotti, generi coloniali dai mille colori. Quelle baracche e bottegucce, fatte di scatole di caramelle, vistosamente tappezzate di reclamé di cioccolata, piene di saponette, di allegra paccottiglia, sciocchezzuole dorate, stagnole, trombette, wafer e mente colorate, erano stazioni di leggerezza, sonagli di spensieratezza, disseminati negli abissi dell’immensa notte tortuosa e battuta dai venti."
Bruno Schulz, Le botteghe color cannella
Bruno Schulz, Le botteghe color cannella
(Prima o poi ve la racconto, la storia della principessa Biancapolda e del principe Settepoldini. Lui, tanto per dirvi, era uno, ma più d'uno.
Sette, per la precisione: che dormivano nei loro sette lettini e...si vabbé, quella era un'altra storia, d'accordo.
La storia, per intenderci, sta a metà tra Bruno Schulz qui sopra, l'allestimento natalizio dello Schiaccianoci di Ciaikovskij al New York City Ballet, e Tutti dicono I love you di Woody Allen, quello dove ballano tutti tipo musical. Piuttosto kitch, come si intuisce.
Giuro che ve la racconto tutta per bene. Ma non adesso. Adesso, consideratela solo per quella che è. Una promessa.)
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