martedì 8 giugno 2010

Il sale

Ci sono momenti, cari amici della capra, che una ragazza - e anche una ex-ragazza - vorrebbe la neve in agosto che disegna il pizzo del velo e la veste da sposa come in Tata Matilda, e un'isola greca come in Mamma mia!, e tra gli ulivi innevati Colin Firth - ma noi della capra propendiamo decisamente per l'UCP - davanti all'altare, e l'asino che si soffia il naso e un prete da film che recita benedizioni in aramaico antico.

Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato?
A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa.

(Questo è il Vangelo di Matteo, 5,13-15)

Poi ella torna a fare la pubblicità, ad occuparsi di smalti per unghie, della mostra di Hopper alla Fondazione Roma e della legge contro le intercettazioni - ma queste sono altre storie, e ve le racconto un'altra volta.

martedì 11 maggio 2010

Non la stessa, anno due

Pioggia e sole
cambiano
la faccia alle persone
Fanno il diavolo a quattro nel cuore e passano
e tornano
e non la smettono mai
Sempre e per sempre tu
ricordati
dovunque sei,
se mi cercherai
Sempre e per sempre
dalla stessa parte mi troverai
Ho visto gente andare, perdersi e tornare
e perdersi ancora
e tendere la mano a mani vuote
E con le stesse scarpe camminare
per diverse strade
o con diverse scarpe
su una strada sola
Tu non credere
se qualcuno ti dirà
che non sono più lo stesso ormai
Pioggia e sole abbaiano e mordono
ma lasciano,
lasciano il tempo che trovano
E il vero amore può
nascondersi,
confondersi
ma non può perdersi mai
Sempre e per sempre
dalla stessa parte mi troverai

La capra compie due anni.
Di corsa, piccoli lettori della capra, di corsa.

C'erano, e sono qui con me: la capa Ginevra e Caparezza e il Rude e M. e il Crotalo, e Cavoretto come Pontoise, e James Ivory sul red carpet di Roma, e la memoria di Giovanni Falcone (ancora, e non passa), e gli aeroporti e una camera con vista a Berlino, e le isole e la terrazza di Istambul, e Londra, e Spoon River e John Donne e Frosty the Snowman col cappone la mattina di Natale, e Genova, e Francis Bacon e Caravaggio e la memoria di Aldo Moro, e i diritti e le primarie e l'habeas corpus. C'erano la Ualix, e Giovanni e un giudice, e il rouge noir di Chanel e the pursuit of happiness, e una casa al mare e Elisa Claps e le poesie di Montale.
Il taxista turco, e Stoccolma, e la Gara vinta, e Eliot.
C'era la capra che (ancora, e sempre) suona il violino per me, da qualche parte nella mia testa: e c'ero io, che non sono credo più la stessa ormai, ma dalla stessa parte - quella della capra, che ve lo dico a fare, e dei piccoli miracoli che avvengono, eccome se avvengono, e dei trucchi di radianza, e della conta dei morti, e di Virginia, e di quelli che volano nel cielo di Parigi - lì io ci sono ancora. C'era Steve Jobs, che mi ha regalato il mio mantra.
C'era, e c'è, l'amato UCP. Questa canzone è per lui.

martedì 4 maggio 2010

Ciao Rude

E' maggio, e il Rude se ne va. Raggiunge l'amato Crotalo, che ve lo dico a fare.
Il campo armato è ora disseminato di persone tra loro zeppe di legami e memorie, senza riguardo per le parti, il che fa strano in effetti e costringe tutti noi a un conflitto di affetti complicato assai.

Del Rude voglio dirvi - per salutarlo, e per dirglielo, magari fra un po' - che ha fatto per me una cosa che in Italia, semplicemente, in questo paese, in queste aziende, non succede.

Un gesto piuttosto futurista, potremmo dire, dato che un giorno, una mattina di dicembre tipo, è stato il Rude a dirmi (testuali precise parole, che non è che cose così una poi se le dimentica): "Se hai un progetto in testa, scrivimelo in tre cartelle".

Casualmente, ce l'avevo, un progetto in testa.
Era lì, pronto prima che io lo sapessi, fatto e finito con dentro tutti i lunghi complicati anni in cui avevo ascoltato il Crotalo tenendo la bocca chiusa ma le orecchie e la testa aperte, e fatto infinite conversazioni in inglese con The Lady su temi astrusi, e imballato casse per Barcellona e affittato palazzi sul Bosforo, e imparato a contare.
Era lì.
Ho scritto tre cartelle esatte in word, credo tipo in venti minuti o giù di lì, e il resto è circa la mia vita di adesso.

Mi mancherai, Rude.

venerdì 16 aprile 2010

Piccoli favori

Ennesimo viaggio a Roma, o fa sempre troppo caldo o sono io che sono sempre troppo vestita.
Macchine, autisti, meeting, pasti saltati as usual.
Poi.
La stanza dell'albergo è al sesto piano, vista sui tetti di Roma e una minuscola terrazza privata tutta per me.
Ho una copia nuova di zecca di Vogue UK.
Mi accompagna Moby Dick, che mi sta dando in questi giorni lo stesso amorevole godimento da romanzo antico che mi aveva dato La lettera scarlatta.
Ho perso la carta d'identità, ma l'ho ritrovata subito.
Ho architettato un nuovo modello di lavoro con Clà di prima mattina a colazione.

Ho comprato un paio di clogs stupende nella mia unica mezz'ora libera, più belle ancora di quelle che erano in copertina del medesimo Vogue UK il mese scorso.
Ho pranzato nella primavera romana, tranquilla e sola al Red, il caffé dell'Auditorium, e passato una mezz'ora in santa pace alla libreria lì accanto.

Last, but not least: in un cassetto dell'espositore Chanel a Fiumicino c'era un barattolino di supercool Vernis Particuliere 505, lo smalto esaurito in tutto l'orbe terracqueo (quegli elegantoni dei francesi la chiamano rupture de stock).

giovedì 8 aprile 2010

mercoledì 7 aprile 2010

Aprile

April is the cruellest month, breeding
Lilacs out of the dead land, mixing
Memory and desire, stirring
Dull roots with spring rain.

Thomas Stearns Eliot, The Waste Land

Sentitelo in italiano, questo Eliot della Terra Desolata, nella bella traduzione di Roberto Sanesi:

Aprile è il mese più crudele, genera
Lillà da terra morta, confondendo
Memoria e desiderio, risvegliando
Le radici sopite con la pioggia di primavera.

E cita Eliot anche Francesco Guccini, nella sua Canzone dei dodici mesi:
Con giorni lunghi al sonno dedicati il dolce Aprile viene,
quali segreti scoprì in te il poeta che ti chiamò crudele
Ma nei tuoi giorni è bello addormentarsi dopo fatto l'amore,
come la terra dorme nella notte dopo un giorno di sole


La mia Pasqua, quella che allora dissi è la Pasqua più bella della mia vita e tale è rimasta, fu una Pasqua con A.
La campagna era un tappeto di fiori gialli fuori dal finestrino, la spiaggia del Capitolo lustra come nuova.
Il baracchino dei ricci era deserto a parte noi, il sole caldo e il vino bianco salmastro, fresco e aspro e tanto perfetto che ne ordinammo finchè fummo entrambi ubriachi.

Memoria e desiderio, proprio come dice Eliot.
L'amore di A. era una promessa che tutto sarebbe rimasto perfetto per sempre.


Invece, questa Pasqua, sono tornata dopo tanto (ma tanto) tempo nella casa al mare che mi ha visto piccola.
Il camion rosso e giallo che era di P., sta nella stessa stanza allo stesso posto e a ruote in aria come sempre, e adesso appartiene a Mati, che è suo figlio.
Le maschere da sub, i secchielli e le palette stanno nella vasca da bagno come allora, e il giardino è una giungla come al solito, che nessuno se ne cura.
I piatti, col bordo a intrecci rossi, sono gli stessi scelti da mia madre per il mare.
La vista sul golfo non è cambiata per niente, e Punta Chiappa in fondo rassicura circa l'esistenza dei limiti.


I bagni Enotrio non ci sono più, sono diventati una paninoteca e hanno un altro nome; la spiaggia è più brutta ma il paese sembra quello di allora, solo con più gente e molte più auto.

Io, invece, che sono stata una bambina troppo timida per avere amici persino al mare, sono diventata una specie di milanese che compra vestitini a Camogli e alla Santa.

Credits
Thomas Stearns Eliot è nato a Saint Louis nel 1888 e morto a Londra nel 1965, ha vinto il Nobel per la letteratura nel 1948. Oltre a The Waste Land, tradotta anche da Mario Praz per Einaudi, ha scritto Ash Wednesday e il dramma Murder in the Cathedral.

La Canzone dei dodici mesi è nell'album Radici, inciso a Milano nella primavera del 1972, quello che contiene anche Incontro, Il vecchio e il bambino, La locomotiva, Piccola città e la Canzone della bambina portoghese.
Se passate da quelle parti e siete signorinette bon chic, date un'occhiata a Julie, che vende deliziosi abitini e borse nei due negozi sui lungomare di Camogli e Santa Margherita Ligure.