giovedì 13 ottobre 2011

To me, (still) perfect

Ovunque proteggi la grazia del mio cuore, adesso e per quando tornerà l'incanto.

Stancami, e parlami, abbracciami, e poi racconta, e spiegami, tutto questo tempo nuovo che arriva con te.



Uso privato di blog (privato pure quello, a ben guardare). Questo post è per l'UCP.


Credits 
La chiesa di San Cristoforo sul Naviglio a Milano si trova sull'Alzaia del Naviglio Grande. (Wikipedia)

giovedì 6 ottobre 2011

The rest of the day


Noi l'avevamo detto: Steve Jobs, perfavore non morire.
Invece a fine agosto ci avevano fatto sapere che era meglio se ce ne facevamo una ragione, che ce la dovevamo cavare da soli con Tim Cook, e da allora in un certo senso era sceso un silenzio di attesa.
Crediamo che da ultimo Steve Jobs avesse capito anche le features della morte, e speriamo che abbia saputo e potuto rendere anche quella un posto smart in cui andare una mattina di ottobre.
Era l'uomo che sussurrava al futuro, l'amico straordinario e il genio visionario e creativo che piange oggi Apple, The magician, come titola domani l'Economist.
Ha disegnato il mondo, rendendolo possibile oltre l'immaginazione di chiunque altro, e il fatto è che avremmo voluto vedere il resto.
Ha detto: "L'unico problema di Microsoft è che non hanno gusto", e anche "Penso solo che Bill Gates e la Microsoft pensino un po' in piccolo".
E poi, a Stanford, in un discorso che è più di un testamento per una generazione altrimenti perduta:  "Siete già nudi. Non c'è ragione per non seguire il vostro cuore".


Noi della capra abbiamo scelto questa foto, la più tenera e rara tra tutte, e prendiamo molto sul serio l'impegno a restare, sempre, affamati e folli.

venerdì 9 settembre 2011

Adesso

 per Adri, per il tempo che viene

Cara Capa Ginevra,
Adesso che te ne vai, che praticamente te ne sei già andata anche se io non voglio per niente saperlo e quindi allegramente lo ignoro, adesso che te ne vai ti scrivo il post che ho meditato tutta l'estate e credo anche molto ma molto prima, cioè prima che tu decidessi di andare via e io cominciassi ad innaffiare di lacrime tutta l'agenzia come una vite tagliata.
Te lo scrivo qui, che questa storia solo nostra è iniziata davanti a qualche cosa di sicuramente orrendo cucinato dal vecchio Peppino, il giorno in cui mi hai insegnato che potevo mentire, se era il caso, e che potevo essere brava anche solo la metà, e sarebbe bastato per l'universo mondo, e che l'unica a cui non bastava ero in effetti io.
(Si capisce a occhio nudo che una che ti autorizza a mentire sta da di sicuro dalla tua parte e ti salva, e una che ti dice così, che basta anche un po' meno, ti libera.)

Poi è venuto il nostro programma Rieducational Channel: ti ho già scritto, una notte di molto tempo fa, che sei stata capace di restituirmi a me stessa.

La storia è  poi continuata così: che il tuo esempio mi ha costretta ad essere per forza più brava, a tentare di levarmi i vezzi, le indulgenze, a non accontentarmi di me.
Non ci riesco sempre, ma non smetto di cercare.
Sei stata e sei incoraggiante e amorevole in un modo che per varie ragioni non avevo mai sperimentato nella mia vita, ed è stato come imparare una seconda volta a camminare.
Questa estate, da ultimo, mi hai insegnato che non è sempre una questione di potere, e che si può semplicemente cambiare idea  per andare verso ciò che si ama e si desidera veramente.
Ci sto provando anche io, e mi sembra fighissimo.

Ci siamo divertite, e tutto il tempo passato ad ascoltarti, a scambiare opinioni e progetti con te, e non rimpiango nemmeno un giorno, nemmeno una delle mie furie, le porte sbattute e le bizze e i pianti stesa sul tuo pavimento, e le notti e tutte le volte che ti ho detto con aria vagamente spiritata frasi del tipo "il MIO modello di business" e "cambiamo NOI il mercato" e un mucchio di altre cose che a occhio e croce ti dovevano suonare a giorni alterni naif o irritanti.

Ora, per questa storia, io ho gambe per correre, Capa.
E anche un trucco: che quando penso di non farcela mi chiedo cosa faresti tu, sapendo benissimo che in realtà non ne ho la minima idea, che tu prenderesti la questione da un lato che a me non viene nemmeno in mente, o non la considereresti degna di nota, o diresti una cosa tipo "sì, perchè sei qui quindi?" alzando il sopracciglio come quando ti faccio perdere del tempo inutilmente.

Ma serve, mi rassicura sulla tua esistenza, là fuori da qualche parte.

Soundtrack
Di questa sera, per te prima e ultima o chissà nel building di A., di sicuro ci resterà per sempre Joe di brutto.

sabato 20 agosto 2011

Meltemi

Che ve lo dico a fare,  quest'isola è perfetta.
Brulla, brullissima. Un sasso cicladico sbattuto giù nell’Egeo, una chora quasi-roccaforte con tre incantevoli piazzette alberate che si susseguono protette dal vento.
Piccole chiese ortodosse candide gettate ovunque sulle pietraie e tra gli sterpi, e il monastero che domina su tutto.
Un porto dove  si va a vedere un bellissimo nulla, che non ci sono quasi barche attraccate, e qualche giorno quando il meltemi soffia forte nemmeno i traghetti partono o arrivano. Se non partono, si resta.

Anche le reti stanno tra i venti, vanno e vengono come forsennate, fornendo irraggiungibilità insperata.
E anche la casa è tra i venti, in alto sulla montagna.
Si vede tutto. La chora in basso, il monastero di fronte, il mare e le isole intorno. L'alba dal letto, il tramonto dalla terrazza.
Il mio letto è una nave, ma sul serio: certe notti il meltemi solleva tutto, casa e terrazzo e sedie e tavoli e letto, e la capra se ne va bellamente in giro per l’aria che sembra l'apprendista stregone.

Quanto al resto, ovvero le cose che pensano, e quelle strane e anche magiche che accadono con questo vento, non son davvero cose che riguardino voi ragazzi.


Credits

Se volete affittare una casa da queste parti, scrivete a Flavio e non ve ne pentirete.
Se volete vedere la crisi greca ad Atene, dormite al Fresh, che ha una piscina fantastica sul tetto con vista Acropoli, o all'Ochre&Brown, delizioso e in posizione strategica anche per lo shopping.
Già che guardate la crisi greca e fate shopping a Ermou, non perdetevi le due sedi del Benaki, e ne rimarrete incantati.

sabato 30 luglio 2011

The final frame

Oh, what a mess we made, and now the final frame
Love is a losing game.

La scorsa settimana abbiamo perso Lucien Freud e Amy Winehouse, che ci mancheranno per la loro  visione della vita piuttosto rock.


Lucien Freud aveva 88 anni, era nipote di Sigmund Freud, era nato in Germania e poi esule in Inghilterra, aveva più donne e più figli di quanti potesse ricordare. Era stato ovviamente amico di Francis Bacon.

Due suoi ritratti cult sono dedicati l'uno alla regina Elisabetta, l'altro a Kate Moss nuda e incinta (2002).


Dipingeva la più importante pittura figurativa del nostro tempo nel suo studio di Holland Park, Londra.

Amy Winehouse era una ragazza che aveva 27 anni e aveva cambiato la musica pop. Dopo un'ultima solitaria spesa di vodka e droghe miste, è morta nella sua casa di Camden Place, Londra.
A noi della capra piace pensarla così.


E sapere che lei cantava così.


Credits

Lucien Freud, Selfportrait - olio su tela del 1985, misura 56x51 centimetri circa, e appartiene a qualcuno, da qualche parte.

Il ritratto di Kate Moss dipinto da Freud nel 2002 è stato battuto da Christie's nel 2005 per 4 milioni di sterline. Il compratore, intervenuto all'asta telefonicamente, è tuttora sconosciuto.

La fotografia di Amy Winehouse appartiene a una serie di scatti realizzati per la campagna Fred Perry dell'autunno 2010/2011. 
Recita il comunicato stampa: "The iconic singer collaborated with the British brand Fred Perry, designing a seventeen piece women wear line for the Fall/Winter collection 2010-2011 available in stores since October, including twinsets, skinny pencil skirts, Capri pants, mini dresses and polo shirts. Considering the sketches she made, Amy Winehouse successfully evidences a bright and eclectic talent." 

Infine - la canzone Love is a losing game fa parte del lavoro Back to black, pubblicato nel 2006 da Island Records, che ha venduto oltre 10 milioni di copie nel mondo. 

La fine di luglio coglie veramente di sorpresa: prima che ci si possa porre rimedio, Rumiz sta partendo per un ameno viaggio dei suoi tra città morte e ferrovie abbandonate, e noi della capra abbiamo una casa che ci aspetta, da qualche parte, là fuori.

giovedì 14 luglio 2011

Oh, logo

E' successo così: che Metafora, oramai non più nuovo ad - lunedì scorso di prima mattina, mentre cercavo di raggiungere l'unica Nespresso dell'agenzia per farmi un caffé decente e rendermi così presentabile per la giornata che iniziava e le settimane complicate che guardavo arrivare senza assolutamente poterci fare niente - Metafora dunque me lo sono trovato davanti, in quello stile che si usa da noi e che per quanto uno sia bennato e ancor meglio educato si appiccica senza rimedio a chiunque metta piede lì dentro, che consiste all'incirca nel parlare di qualunque cosa a chiunque quando ci incocci nel corridoio, iniziando con "Ah, hai visto la mail?....ecc ecc" oppure "Ah, XY ti ha detto?...ecc ecc" o anche "Ah, volevo dirti....ecc ecc" e continuando a camminare nella stessa direzione, alzando progressivamente il tono della voce per finire la frase allontanandosi.

In generale, non voglio fare la snob o l'antica, e tutto funziona perfettamente, fino a quando non si entra in cose che andrebbero magari discusse, non dico in privato, ma magari non proprio dichiarate in open space, o  prese con un attimo di calma.
Tipo per esempio: "ah, è arrivato il brief ecc ecc" e uno te lo racconta (il brief) mettendosi a camminare con te verso il bagno, e ti aspetta fuori dalla porta del medesimo continuando a parlare, non è ottimale. Voglio dire, io lo faccio con la Capa Ginevra, ma non dovrei, davvero.

Memorabile era, naturalmente, il Rude. Passandomi davanti un giorno, senza nemmeno rallentare, mi sbraitò: "Ah, ti ha detto M. che sarai responsabile della comunicazione?". 
La cosa che mi seccava di più nei confronti degli astanti che mi fissavano dalle loro scrivanie, era che non sapevo nemmeno da che parte iniziare a far finta di saperlo. 
Mi uscì dunque, ma si perse in corridoio perchè chiaramente il Rude non era più lì, una specie di nnnno rantolato, e con un sorrisetto idiota battei in ritirata verso l'ufficio di M. a chieder lumi..

Dunque, mentre rischiavo di inciampare fisicamente in Metafora sulla porta della dannata stanza della Nespresso, lui ha detto qualcosa che iniziava con "Ah.." e che menzionava la Grande Dame. La Grande Dame è un Cliente. Quel genere di cliente, cioè, che quando lo menzioni tutti sanno che stai usando la maiuscola.  La Grande Dame, pertanto, ha sempre ragione, notte e giorno e su qualsiasi cosa. Donna bella e di tempra, tiene in ostaggio Metafora (o chiunque altro ritenga) per giorni interi. Ora. Facendo una sintesi, il mio sentimento era il seguente. Metafora: è lunedì, stiamo in un casino, la Grande Dame è un problema tuo, non cercare di scaricarmi qualsiasi cosa addosso perchè ti uccido.
Il brief non c'era, ma la Grande Dame aveva graziosamente espresso la necessità di un nuovo logo, non è che potevamo metterci le mani?, ha detto Metafora scusandosi, ma lui si scusa di continuo quindi non vuol dire.

Ho fatto il caffé, sono tornata alla scrivania col bicchierino e mi sono messa a pasticciare. Dovevo finire in fretta, per non pensarci. Due idee, una draft, non pensarci più, tornare al lavoro vero.

E' naturalmente vero che la vita è ciò che succede mentre hai altri programmi, perchè dopo un paio di modifiche, il logo verrà utilizzato dal Cliente. In tutto il mondo.

L'headquarter del Cliente ha mandato i complimenti, e la Grande Dame ha mandato una mail che mi ha commossa, avendo cura di copiare Metafora, M., e tutto il resto del mondo che conta lì dentro.

Ah, volevo dirvi: volevo - tiro fuori una certa mia aria di sufficienza su questo punto, ma la volevo eccome - la mia terza nomination europea consecutiva quest'anno, e non sapevo dove e come trovarla.
Adesso ce l'ho.